Il Tirreno

Grosseto

Quella “laguna” sotto le Mura

Quella “laguna” sotto le Mura

Via Manetti e i suoi impianti sportivi: un’immagine simbolo dell’alluvione

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Sotto le Mura si spalanca una distesa d’acqua che sembra una laguna: è l’immagine, agghiacciante, di quel che resta degli impianti sportivi di via Manetti – allora freschi di costruzione – dopo la grande piena del 4 novembre 1966.

Ci porta qui la quinta tappa del lungo viaggio fra memoria e presente guidato dal Tirreno grazie alle straordinarie immagini dell’archivio dell’Agenzia fotografica Bf. La foto che vedete a destra è quella della scheda allegata al giornale oggi in edicola: la bocciofila, i campi da tennis, la pista da hockey che proprio all’inizio del 1966 era stata consegnata ai formidabili ragazzi del circolo pattinatori. Come ricorda – nel breve testo che correda la scheda, raccolto dallo scrittore Luca Bonelli – uno dei protagonisti di quella stagione sportiva, Roberto Guerrini.

Anche questa immagine, fra le tante dell’alluvione del 1966, è impressionante nel confronto con la foto “gemella” scattata dalla stessa angolazione nel 2016: difficile, per chi in quei giorni non c’era, un confronto più utile per misurare l’entità della devastazione. Impossibile, eppure è accaduto.

E purtroppo – come racconta l’ultimo episodio dell’agosto 2015, quando l’Ombrone in piena trascinò tonnellate di tronchi a Marina e a Principina, causando danni milionari – il pericolo non è ancora scongiurato.

Anche per questo, in occasione del cinquantesimo anniversario della grande piena, è necessario rimettere in circolo la memoria. Anche per costruire un futuro più sicuro.

L’alluvione di Grosseto, nel 1966, passò quasi sotto silenzio, “offuscata” dalla tragedia di Firenze. Ma i danni e la paura che produsse sono una ferita ancora vivissima in tutta la comunità.

Lo dimostrano anche le decine di racconti che il Tirreno continua a ricevere all’indirizzo di posta elettronica ombrone1966@iltirreno.it. Oggi ne pubblichiamo un altro, brevissimo, significativo perché arriva da qualcuno che in quei giorni non era in città, ma che la portata del dramma l’ha compresa – in qualche modo – molti anni dopo. Continuate a scriverci, ogni storia troverà il suo spazio.

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