Il presidio
Due fratelli patteggiano per la truffa del gas
Si presentavano a casa invitando a installare dispositivi per rilevare perdite Otto episodi contestati, ai danni perlopiù di anziani, per una media di 200 euro
GROSSETO. Il modus operandi era grosso modo sempre uguale. Si presentavano – per lo più a persone anziane – come dipendenti di una ditta della provincia di Brescia, con tanto di tesserino e giubbetto, oppure come dipendenti di un’associazione nazionale addetta ai controlli e ai proprietari degli appartamenti facevano presente che sarebbe stato obbligatorio installare un dispositivo salva vita per la rilevazione delle perdite di gas, pena una multa salata (in un caso quantificata in 800 euro). Poco meno di duecento euro ad apparecchio, intascavano dopo l’installazione e se ne andavano.
Ciò è almeno quanto sostenuto dall’accusa, che ha chiesto il giudizio per due giovani uomini abitanti in provincia di Brescia, appunto, imputati di truffa. Accuse che non sono state discusse, perché Glauco Alagna, 34 anni, e il fratello Umberto Alagna, 26 anni, hanno scelto di patteggiare la pena di fronte al giudice dell’udienza preliminare.
Otto episodi di truffa, in concorso tra di loro, oppure da soli, oppure ancora con altri imputati la cui posizione è stata stralciata, avvenuti tutti nella seconda metà del marzo 2012, tra il 20 e il 22.
Glauco, che si era visto contestare anche un furto di gioielli da una delle abitazioni, ha avuto dal giudice Valeria Montesarchio 1 anno e 400 euro di multa ed è stato condannato a pagare le spese di costituzione di una delle parti civili vittima di una delle truffe contestate (1.200 euro, avvocato Claudio Marconi). Umberto ha concordato con il pm Salvatore Ferraro una pena di 6 mesi 10 giorni e 400 euro di multa. A entrambi è stata concessa la sospensione della pena.
Nella maggior parte dei casi, la Procura aveva contestato le aggravanti di aver commesso il fatto ingenerando nelle persone offese il convincimento erroneo di dover eseguire un ordine dell’autorità e di aver approfittato delle condizioni di luogo (l’interno di un’abitazione privata) e di persona, in relazione all’età avanzata della vittima, in genere settantenni-ottantenni.
In un caso, i dispositivi installati dentro una stessa abitazione erano stati due, pagati 398 euro: il furto dei gioielli e denaro (115 euro, quattro anelli in oro, un orologio in argento e uno in oro) era avvenuto in questa stessa casa.
Dall’accusa di furto è stato ritenuto estraneo Umberto Alagna, per non aver commesso il fatto (qualificato poi come truffa non aggravata, anche perché il fatto era avvenuto in pieno giorno e perché l'età della persona offesa non risulta particolarmente rilevante, non avanzata): il giudice ha ricostruito mediante gli atti della polizia di stato che era stato Glauco, al momento del controllo, a cercare di disfarsi del pacchetto di sigarette all’interno del quale erano stati nascosti i gioielli e che lo stesso Glauco aveva scagionato il fratello, risultato ignaro del furto.
In due casi, sempre secondo l’imputazione, quando i proprietari degli appartamenti – due ottantenni – aveva obiettato di essere già in possesso del dispositivo salvavita, installato qualche anno prima, Glauco Alagna avrebbe fatto presente che l’apparecchio non era più funzionante e che, in caso di controlli, sarebbe stata inflitta una multa.
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