Il presidio
Quote rosa in giunta, è partito il ricorso
Firmato da 17 consiglieri di centrosinistra, punta al rispetto della regola dell’equilibrio tra i sessi. In bilico Agresti e Cerboni
GROSSETO. Il 24 ottobre è stato depositato in municipio il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica sulla questione delle quote rosa in giunta. A scriverlo e presentarlo Paolo Bastianini, avvocato, per conto della coalizione di centrosinistra. Adesso sarà il Comune di Grosseto a curarne la trasmissione al ministero competente e quest’ultimo, poi, al presidente della Repubblica.
A distanza di quattro mesi dalla sua nascita, la giunta guidata da Antonfrancesco Vivarelli Colonna finisce quindi sotto giudizio del giudice. La politica dell’equilibrio tra i due sessi nel governo cittadino è stata, fin dall’insediamento, motivo di chiacchiere e schermaglie. A metà settembre i consiglieri d’opposizione si erano rivolti al difensore civico regionale (ottenendo un pronunciamento favorevole) proprio per la mancata rappresentanza femminile in giunta e la conseguente violazione della cosiddetta Legge Delrio, che prevede che ogni genere sia rappresentato per almeno il 40 per cento.
Poi, dopo alcune riunioni e pareri legali, si è deciso di procedere con il ricorso straordinario alla massima carica dello Stato, evitando il Tar.
Nella giunta di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, oltre al sindaco, gli assessori risultano nove: tre le donne e sei gli uomini. «È una questione di rispetto delle regole» ha sempre rimarcato il Pd, prima in aula consiliare e adesso nelle sedi deputate. Di solito, in questi casi, si giunge a un ripensamento del primo cittadino e nell’aggiustamento della giunta prima di pronunciamenti definitivi, che – nello specifico – qualora fossero contrari, aprirebbero un caso politico.
A firmare il ricorso al Presidente della Repubblica sono stati in 17: i consiglieri comunali, Marilena Del Santo, Rinaldo Carlicchi, Lorenzo Mascagni, Carlo De Martis, Marco Di Giacopo, Catuscia Sboccati, Manuele Bartalucci e Ciro Cirillo, i segretari di Pd e Psi Marco Simiani e Francesco Giorgi, e alcuni candidati e responsabili delle liste che sostenevano la candidatura Mascagni, vale a dire Francesca Fazzini, Leonardo Culicchi, Antonio Rizzo Pinna, Franco Crovetti, Walter Lunardi, Fabio Favali e Daniela Piandelaghi.
I contenuti del ricorso verranno dettagliati nei prossimi giorni dalla coalizione di centrosinistra.
Per ora si sa soltanto che viene chiesto al Capo dello Stato di annullare la disposizione del sindaco n° 161 del 27 giugno e la conseguente delibera di consiglio comunale n° 32 del 6 luglio, che ha come oggetto la comunicazione dei nominativi dei componenti della giunta.
Nel mirino finiscono così i due assessori maschi esterni: il vicesindaco Luca Agresti e Giacomo Cerboni. Qualora il verdetto fosse favorevole al centrosinistra, uno dei due dovrebbe lasciare il posto e le deleghe a una donna.
Nei giorni scorsi i consiglieri comunali di minoranza avevano chiesto l’accesso agli atti relativamente a questo “caso”. Pare, infatti, che l’ex segretario Mario Venanzi, prima di lasciare l’incarico, avesse fatto protocollare due lettere-pareri per Vivarelli Colonna, in cui evidenziava la necessità di rispettare l’articolo 21 dello statuto del Comune di Grosseto, l’articolo 46 (comma 2) del Testo unico degli enti locali e l’articolo 1 (comma 137) della legge 56/2014, meglio conosciuta come Delrio.
Insomma aveva detto che quella giunta (6+3) non andava bene. Per rispettare queste disposizioni, la giunta di Grosseto (composta da 10 membri, sindaco compreso) avrebbe dovuto avere una composizione tale da includere un minimo di quattro assessore. Ma così non fu e il canone della “equilibrata presenza” non è mai stato soddisfatto. Curiosità: per presentare il ricorso (costo 700 euro) consiglieri e dirigenti firmatari dell’istanza si sono autotassati.
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