Il presidio
Morta dopo una rapina, il figlio: «Mia madre soffocata contro il cuscino»
Venti giorni fa un’anziana è morta dopo una rapina. Oggi il figlio ha deciso di raccogliere firme per la sicurezza. E racconta
GROSSETO. «Sono convinto che mia madre sia stata soffocata. L’ho trovata a letto con un livido tondo sulla fronte, il braccio girato dietro, la faccia sul cuscino. Questa scena non me la tolgo dalla testa». Marco Vaccaro, 55 anni, titolare dell'agenzia di viaggio Wind star in via Tripoli 19, a tre settimane dalla morte della mamma Maria Rocca Vaccaro dopo una rapina è ancora segnato dal dolore e ricorda l’episodio con un misto di rabbia e sfiducia. In queste ore ha iniziato a raccogliere firme per chiedere più sicurezza. Insieme alla moglie Roberta ne ha già collezionate 40, sulla scia di un’iniziativa identica avviata da un altro derubato, Simone Falini, titolare di due supermercati Simply a Grosseto.
La rapina. È il 5 ottobre quando Maria Rocca Vaccaro, sua mamma di 91 anni, si trova a tu per tu con i ladri nella propria abitazione alla Rugginosa. La dinamica resta un giallo. Certo è che l’anziana viene trovata in coma dalla badante la mattina dopo: emorragia cerebrale. Dopo due giorni passati in Rianimazione in stato vegetativo muore. Un episodio sconvolgente che turba la città anche e soprattutto per l’età dell’anziana, così debole e indifesa. I carabinieri hanno avviato le indagini; si attende l’esito dell’autopsia.
Lo choc continua. Da allora «abbiamo passato momenti tremendi», racconta oggi il figlio Marco. Momenti che suscitano dolore, rabbia, riflessioni continue. «In una città come Grosseto è inammissibile», dice anche la moglie Roberta. Tutta la famiglia è stravolta dal dolore. «Come ci sentiamo? Male. Di fronte a queste cose la vita ti cambia per sempre, sei segnato, anche se ormai non ci sarebbe neppure da sorprendersi più di tanto...».
Istituzioni assenti. «Sono anche disgustato dall’indifferenza di tutti - dice Vaccaro - Nemmeno al funerale c’era qualcuno dell’amministrazione comunale, non foss’altro che per dare un segnale e per dire noi ci siamo; non si è fatto vivo nessuno a parte un consigliere che aveva subìto una rapina pure lui. Le istituzioni sono latitanti, il sindaco l’ho cercato io e ci ho parlato strappando una promessa che mi avrebbe richiamato nel giro di 15 giorni, ma ancora nulla». E poi? Poi c’è la voglia di fare qualcosa.
Le firme. «Ho saputo che un ragazzo (Simone Falini, ndr) aveva iniziato a raccogliere firme nel suo supermercato dove i furti sono all’ordine del giorno, allora l’ho contattato e ho deciso di fare la stessa cosa. I moduli sono qui nell’agenzia (ce li mostra, ndr): l’idea è quella di unire le firme e magari fondare un comitato. Tra l’altro io sono in contatto con altre persone, tra cui una signora di Bergamo che ha vissuto una rapina tremenda; e qua a Grosseto molte persone mi avvicinano per raccontare: «sai che è successo anche a noi?». Ormai è un far west». Lo scopo di queste firme - per Marco Vaccaro - è quello di «risvegliare le coscienze. Mettere insieme un po’ di persone determinate a portare avanti un’esigenza comune. Per ora la cosa deve strutturarsi, non ci siamo dati grossi obiettivi e non ci facciamo grosse illusioni: sono cose che non si risolvono in due giorni, ma se non facciamo qualcosa andrà tutto sicuramente peggio». I moduli si firmano all’agenzia di viaggi di via Tripoli e al supermercato Simply di piazzetta Lulli. Sarà chiesto un appuntamento al prefetto.
La sfiducia. «Siamo sfiduciati dalle leggi e da questo sistema della giustizia basato sulla mancanza di una pena certa. Non ci sentiamo tutelati dallo Stato», dice ancora il figlio della vittima. Si sente solo? «Non è questione di solitudine. Non mi sento solo né m’importa se lo sono. Sono deluso, questo sì. Osservo da 20 anni questo paese che non va da nessuna parte e questa città che ha scelto di essere così brutta, stupida e insignificante. A questo punto mi gioco questa carta, ormai più che per gli altri che per me devo dire. Se funziona bene, sennò pazienza...».
Quel giorno. Era il 5 ottobre, quel maledetto giorno. «La badante mi chiamò sconvolta perché aveva trovato tutto spaccato e sottosopra. Mia mamma respirava e non parlava. Corsi là e c’era il finimondo. Lei era lì, in coma e non ha più ripreso conoscenza, poi in ospedale è morta dopo due giorni per emorragia cerebrale. Una scena orribile. Sono convinto che mia mamma sia stata soffocata con la faccia sul cuscino. Aveva un ematoma sul braccio gonfio e rosso - dice - quel braccio gliel’hanno girato dietro. Sulla fronte c’era un livido che sarà stato procurato da una mano che la premeva sulla nuca. Quando l’ho tirata su aveva il naso storto, segno secondo me che è stata pressata contro il cuscino, le è mancato l’ossigeno ed è partita l’emorragia cerebrale. Una scena che non dimenticherò mai. Una violenza cieca e gratuita. Ammazzare una persona così debole e anziana per 150 euro in casa sua è bestiale. Questi sono animali; e il nostro destino è nelle mani dei peggiori criminali per colpa dello Stato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
