Il presidio
I retroscena di un rapporto contrastato
Già uno strappo si era consumato a luglio nella riunione di insediamento per il ruolo di vice
GROSSETO. La lettera di dimissioni da presidente Giuseppe Chigiotti l’aveva scritta e presentata già un mese fa (a metà settembre), dopo aver letto un’altra lettera, quella firmata da due consigliere della Fondazione (Luisa Morelli e Alessandra Paolini, espressione dei soci privati); una missiva - quest’ultima - dai contenuti pesanti, inviata allo stesso Chigiotti, ai consiglieri di Fgc e ai soci privati e pubblicata integralmente dal Tirreno.
Già allora Chigiotti era andato dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonnaoffrendo le dimissioni e ricevendo un primo e convincente attestato di fiducia, molto apprezzato dalla Lega Nord. Ma per risalire alla radice dei contrasti all’interno del cda, con la struttura e anche - sotto traccia - con una fettina della maggioranza, bisogna andare ancora più indietro, a fine luglio.
Se il buondì si vede dal mattino. La riunione di insediamento del nuovo cda non era andata come previsto. Nella sede di via Bulgaria, il 28 luglio scorso, si era consumato subito uno strappo nel nuovo gruppo dirigente scelto dalla maggioranza di centrodestra e dai soci privati (Centro medico Vasari, Eden Park Hotel, Nuova Solmine, Terme marine Leopoldo II e Uscita di Sicurezza). Parve un incidente diplomatico, ma non lo era. Protagonisti l’architetto Giuseppe Chigiotti e la commercialista Luisa Morelli, a cui sembrava pacifico - in seguito agli incontri preparatori ufficiali e ufficiosi - dovesse toccare la vicepresidenza. Una sorta di atto di cortesia nei confronti dei soci privati della Fondazione. Invece no. Agli imprenditori-partner della Fondazione, invece di riconoscenza e ringraziamenti, arrivò un ceffone.
Su proposta di Chigiotti e di Simona Bertelli la vicepresidenza andò a un altro consigliere politico, il giovane Sebastiano Venier, mentre la candidatura della Morelli rimase nel guado.
Chigiotti scardinò subito una consolidata prassi di buon senso, quella di offrire a un consigliere espressione della “minoranza” il ruolo di vicepresidente. Cinque anni prima era toccato al nominato dal centrodestra, stavolta - non essendoci rappresentanza delle opposizioni consiliari - si era pensato di affidarlo ai soci privati.
Struttura e soci privati perplessi. «Alla fondazione Grosseto Cultura tira un’ariaccia», scriveva Il Tirreno il 1 agosto. Che Chigiotti avrebbe portato una ventata di aria nuova era prevedibile - per alcuni auspicabile - ma fin dai primi approcci, quando ancora l’insediamento neppure c’era stato, il metodo del neopresidente aveva già destato perplessità. Nella struttura e nei finanziatori della Fondazione. Un vaso quasi colmo dopo pochi giorni di lavoro. È in quelle giornate che il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore alla cultura Luca Agresti incassano le prime telefonate di disappunto, ma Chigiotti risponde annunciando assi nella manica, cioè nuovi partner della Fondazione, soci privati non solo locali, con portafoglio gonfio e volontà di finanziare le sue idee. Diventa difficile, per il momento, mettere in discussione metodo e scelte del nuovo conduttore della cultura grossetana.
Si parla solo se autorizzati. Passa un mese. Dopo lo sgarbo della vicepresidenza negata ai soci privati, l’impegno (disatteso) di presentare nuovi partner e una battuta sull’esiguo sostegno del mondo imprenditoriale locale, a scavare ulteriormente un solco già profondo tra Chigiotti, il cda, il personale della Fondazione ci pensa lui stesso, nel giorno della conferenza stampa su “La città visibile”, in municipio. In quell’occasione Chigiotti mette il bavaglio ai dipendenti e ai consiglieri, spiegando ai giornalisti che su Fondazione Grosseto Cultura si potrà scrivere solo rispettando una precisa filiera.
La convocazione contestata. Il secondo consiglio viene convocato per lunedì 19 settembre, in una data in cui è nota, a Chigiotti, l’impossibilità a partecipare delle consigliere Luisa Morelli e Alessandra Paolini. Queste ultime si sfogano con chi le ha nominate: «Il progetto culturale 2017-2020 è stato redatto dal solo presidente e anticipato ai soci privati, convocati singolarmente, scavalcando di fatto le competenze e i poteri del consiglio di amministrazione, a cui spettano, per statuto, i poteri di indirizzo e programmazione. Rifiutiamo inoltre deleghe alla questua, cioè lo specifico incarico di trovare, noi, nuovi soci e quindi nuove risorse finanziarie». (g.b.)
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