Il presidio
«Uccisa da figlia e nipote»: fissato il processo
Secondo la Procura di Piacenza quello di Giuseppina Pierini fu un omicidio volontario e premeditato
PIACENZA. Il giudice del Tribunale di Piacenza, Adele Savastano, ha fissato al 9 dicembre l’udienza preliminare nella quale sarà deciso il destino di Maria Grazia Guidoni, 46 anni, e del figlio Gino Laurini, 23, per i quali il sostituto procuratore Roberto Fontana ha formulato l’ipotesi di omicidio: sono sospettati di aver ucciso volontariamente e con premeditazione Giuseppina Pierini, 63 anni, madre di Grazia e nonna di Gino. Un delitto avvenuto a Pontenure di Piacenza il 3 luglio 2012, con il corpo trasportato, abbandonato e sepolto vicino al casolare di Massa Marittima, dove venne fatto ritrovare dallo stesso Gino il 12 novembre scorso.
Entrambi sono accusati di aver somministrato una dose non mortale di medicinali alla donna, malata di Alzheimer, avvolgendole in testa un sacchetto di plastica chiuso al collo con del nastro adesivo. Gino avrebbe suggerito alla madre, che aveva già messo al sacchetto, di chiuderlo alla base per evitare che entrasse aria. Un omicidio premeditato e per motivi abietti: per la madre era stato nominato un amministratore di sostegno e Maria Grazia non avrebbe potuto disporre liberamente del denaro. Entrambi devono rispondere anche del trasporto del cadavere nel portabagagli dell’auto fino a Massa Marittima, al podere Sdriscione, e lì abbandonato dopo un inutile tentativo di sepoltura: sul corpo sarebbe stato gettato dell’acido muriatico (sul viso, per rendere il cadavere irriconoscibile) e madre e figlio lo avrebbero preso a colpi di pala e zappa per farlo a pezzi; infine, il corpo sarebbe stato da loro denudato e gettato in una macchia di rovi, per non farlo ritrovare e per distruggerlo.
La sola Maria Grazia Guidoni deve rispondere della falsa denuncia di scomparsa della madre, presentata ai carabinieri della stazione di Pontenure il 4 luglio 2012: aveva fatto mettere a verbale che la madre quella mattina era uscita per gettare la spazzatura e non era più rientrata.
Quattro i faldoni che compongono il materiale di indagine: il primo atto è il verbale di spontanee dichiarazioni di Gino, risalente a quello stesso 12 novembre. Lo stesso Gino si era fatto interrogare una settimana dopo (la madre invece il 9 febbraio successivo). Ci sono poi tutti gli atti compiuti dalla Procura di Piacenza, a partire dalla denuncia di scomparsa ritenuta falsa e dalla documentazione sanitaria di Giuseppina. Agli atti anche alcune intercettazioni telefoniche e ambientali e numerosissime informazioni testimoniali.
Pierluigi Sposato
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
