Il presidio
Macellai in piazza «Noi che tuteliamo le nostre carni doc»
Nove professionisti del settore presentano il nuovo marchio mentre il sindaco e la presidente Ascom duellano ai fornelli
GROSSETO. La presidente dell’Ascom spadella gli straccetti ai funghi mentre il sindaco (uscito evidentemente indenne dalla polemica vegana di questi giorni) gira in padella due robuste fiorentine condendole di tutto punto con gli aromi. Accanto a loro alcuni macellai portano avanti la tradizione di famiglia cucinando prelibatezze e un folto pubblico di grossetani osserva, guarda e applaude, mangia e vota. Alla fine vince il sindaco.
Ecco pronta la disfida semiseria ai fornelli, sacro e profano che duellano davanti alla cattedrale in piazza Duomo, a braccetto con una squadra di 9 giovani macellai maremmani arrivati da tutta la provincia e che cucinano in piazza offrendo cibo a tutti. Che cosa ci fanno i venditori di carne in un piccolo gazebo nella piazza centrale? Ieri è stata la prima uscita pubblica del “marchio” Macellai di Maremma, evento inserito nel cartellone Piazze d’Europa: un cooking show animato da Rita Martini e Andrea Terranzani del programma Qb, durante il quale sono state proposte ricette tradizionai rivisitate dai professionisti della carne con degustazioni gratuite, vino dell’azienda Provveditore e prodotti del biscottificio La Botte di Scansano. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e la presidente dell’Ascom Carla Palmieri si sono così dilettati ai fornelli in un piccolo show per lanciare il progetto “Macellai di Maremma” nato in seguito alla ricostituzione del sindacato Federcarni Confcommercio Grosseto e che «punta - spiega Ascom - alla tutela dei consumatori e al rilancio della figura del macellaio come professionista di fiducia». Il logo sarà presente sul bancone delle macellerie aderenti a garanzia del percorso di qualità intrapreso. Seguiranno, com’è probabile, altre iniziative a tema.
Andrea Laganga, giovane macellaio di 32 anni, gongola. È lui il presidente di Federcarni Confcommercio Grosseto nonché anima del progetto. È macellaio da 9 anni in via Inghilterra. «Porto avanti la tradizione di famiglia - dice - come fanno molti di noi e lavoro con mamma, babbo e fratello tra mille soddisfazioni e difficoltà. Il nostro è un lavoro fatto “di tradizione”: non esistono corsi di formazione né agevolazioni per insegnare a qualcuno il mestiere. Ed è un lavoro che purtroppo, se non ci facciamo sentire, sparirà». Parlano i numeri: «Da 15 anni se a Grosseto eravamo una sessantina ora siamo 9-10, molti di noi non ci sono più anche per la concorrenza della grande distribuzione. Il concetto di acquisto e spesa è cambiato negli anni; per questo vogliamo puntare a rivalorizzare il nostro lavoro e far tornare i cittadini a frequentare le botteghe sotto casa grazie al nostro valore aggiunto fondato su qualità, rapporto di fiducia, territorialità del prodotto proveniente dalla Maremma». La tipicità - prosegue - è anche data «da come proponi un prodotto. Noi non prendiamo una fettina a la vendiamo, noi andiamo direttamente in stalla dagli allevatori, anche la domenica mattina, per vedere come allevano gli animali, noi partiamo dalla stalla e seguiamo la filiera a 360°. E in negozio siamo i primi consulenti dei nostri clienti».
Così anche Gabriella Orlando, direttore dell'Ascom Confcommercio, che parla anche da “consumatrice”: «Con loro l’acquisto è assistito e personalizzato: non ti danno solo consigli giusti su cosa comprare, ma anche come cucinarlo, conservarlo e quali sono i valori di quel prodotto rispetto a un altro. Quando vai in un supermercato sei da sola di fronte alle confezioni anonime: il macellaio di oggi, come quello di un tempo, ti aggiunge invece assistenza: è questo un valore fortemente identitario che riteniamo sia giusto tutelare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
