Il Tirreno

Grosseto

Scritte sul cofano e pneumatici bucati

di Pierluigi Sposato
Scritte sul cofano e pneumatici bucati

Stalking, patteggia un 31enne dopo la fine della relazione Accusato di aver perseguitato anche i familiari e un’amica

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GROSSETO. La sua fissazione, secondo l’accusa, era quella di imbrattare il cofano dell’auto della sua ex. Tre volte. E una volta anche quella del padre. Una volta la donna aveva trovato anche danneggiata la parte anteriore sinistra dell’auto. Non mancavano nemmeno le telefonate nella notte e i messaggi minacciosi inviati per sms; le scampanellate; le offese per strada. Ne era rimasta coinvolta anche un’amica della donna: anche lei aveva ricevuto i messaggi minacciosi, una mattina aveva trovato l’auto con tutti e quattro i pneumatici forati.

Episodi di stalking andati avanti dall’aprile 2015 fino alla fine di quello stesso anno che sono costati un processo a un uomo di Magliano in Toscana, all’epoca poco più che trentenne. La vicenda è stata chiusa già all’udienza preliminare, davanti al giudice Sergio Compagnucci. Non c’è stata discussione: l’uomo, assistito dall’avvocato Simone Borghetti, ha concordato con il sostituto procuratore Marco Nassi una pena di 1 anno e 3 mesi (pena sospesa e non menzione). La donna, più grande di lui di sette anni e madre di un bambino, si era rivolta a un avvocato e alle forze dell’ordine per denunciare i ripetuti episodi di cui era rimasta vittima; si era anche rivolta alla redazione del nostro giornale quando aveva trovato la sua auto danneggiata nel parcheggio dell’area ex Rama.

Ventidue gli episodi contestati dall’accusa. “Il passato ti sta presentando il conto”, “Pagherai gli sbagli di sei anni fa”, tra i messaggi inviati alla donna. “Avrà sempre il calvario che si merita” e “anche lei viene usata al momento del bisogno” tra le frasi negli sms all’amica. Tra il 14 e il 15 luglio il primo episodio di imbrattamento con un pennarello indelebile: “Tu giochi, noi giochiamo la partita, addio per sempre” c’era scritto sull’auto; tra il 4 e il 5 agosto il secondo: “Fai bene a non rispondere al cellulare, ti diverti a far star male la gente”; tra il 22 e il 23 novembre il terzo (insieme al danneggiamento): “Ora è giusto il numero del messaggio?”. Ad agosto avrebbe imbrattato anche l’auto del padre di lei: “Carò papà, chiama il vecchio genero, lui ci vuole bene” la scritta. Telefonate (“Brava, fai bene, la macchina mettila fuori così lo vediamo meglio quando brucia”) o squilli in orari notturni anche ai genitori, pedinamenti (e ingiurie quando si era fermata in una stazione di servizio) hanno completato il quadro di contestazioni mosse dalla Procura.

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