Il presidio
Case di lusso, museo o ostello? Il dibattito è aperto
GROSSETO. A dispetto della sua destinazione d’uso, il carcere di Grosseto – costruito nel 1884 – appare oggi un edificio storico di grande fascino. Ma che cosa se ne potrebbe fare, qualora davvero...
GROSSETO. A dispetto della sua destinazione d’uso, il carcere di Grosseto – costruito nel 1884 – appare oggi un edificio storico di grande fascino. Ma che cosa se ne potrebbe fare, qualora davvero prima o poi lo Stato e il Comune decidessero di costruire una nuova casa circondariale in città per dare una sistemazione più moderna e civile ai detenuti e al personale?
Del futuro possibile del carcere di via Saffi si parla ormai da tempo. Già nel 2007 l’allora sottosegretario alla giustizia Luigi Manconi definì la struttura «invivibile» e nel gennaio 2013 il ministero della giustizia ne annunciò addirittura l’imminente chiusura. Proprio in quella occasione il sindaco in carica (Emilio Bonifazi), pur frenando sui tempi di “dismissione”, ipotizzò un cambiamento di destinazione d’uso: «Penso – disse Bonifazi – che il palazzo possa essere valorizzato con edilizia privata di pregio». L’indicazione si fondava principalmente su considerazioni di “realismo contabile”: il Comune non ha risorse, di edifici pubblici bisognosi di investimenti (soprattutto in centro, a partire dalle stesse Mura) ce ne sono già tanti. Dunque la via razionalmente più praticabile per non creare un altro “vuoto” in città è quella della privatizzazione.
Un segnale, all’epoca, anche ai tanti che – allora come oggi – in quell’edificio ci immaginavano un museo: struttura pubblica dai costi di mantenimento molto alti. L’ipotesi museo è stata avanzata ieri anche dall’attuale direttrice del carcere e di recente dall’architetto Chigiotti, neopresidente di Fondazione Grosseto Cultura che prospetta un futuro ampliamento dell’adiacente Museo di Storia naturale proprio nell’attuale carcere.
Un’interessante via di mediazione tra il “tutto pubblico” e il “tutto privato” è arrivata alcuni mesi fa dai giovani architetti – studenti e neolaureati – delle università di Firenze e di Pescara che – la scorsa primavera – si fermarono circa una settimana a Grosseto per un workshop didattico il cui obiettivo era immaginare una riqualificazione complessiva del centro storico e dei suoi edifici non o poco utilizzati. Il gruppo individuò proprio nell’attuale carcere uno dei cardini del suo “progetto”, ipotizzandone la trasformazione in un ostello della gioventù di qualità. Una struttura che a Grosseto manca, che porterebbe turismo giovane in centro e che potrebbe mantenersi da sola. Il dibattito è aperto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google