Il Tirreno

Grosseto

«Volantino diffamatorio» Cerulli è sotto processo

di Pierluigi Sposato

Parlano i consiglieri di opposizione che si dicono offesi da riferimenti alla “mafia” «Dovevamo difenderci dalle richieste di spiegazioni, anche a casa nostra»

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GROSSETO. Prima avevano letto il contenuto sui social, all’indomani avevano trovato il volantino con le stesse parole sui parabrezza delle auto in sosta, a Porto Santo Stefano come a Porto Ercole. Si erano sentiti offesi da quelle parole in cui Arturo Cerulli, all’epoca in corsa per il secondo mandato da sindaco di Monte Argentario, chiedeva se Matteo Renzi - che a giorni sarebbe dovuto venire a sostenere la lista rivale e che non era ancora presidente del consiglio - era «a conoscenza delle sorti di mafie di terra e di mare che ci sono dietro certi figuri». Avevano atteso tre mesi, poi avevano sporto querela.

E adesso Cerulli è sotto processo per diffamazione, proprio per quel volantino. Querelato da quattro consiglieri comunali della lista civica di Massimo Sandrelli (Anna Poggioli, Azelio Bagnoli, Danilo Cerulli, Viviana Lauro e il candidato poi non eletto Michele Vaiani - parti civili con gli avvocati Michelina Suriano e Rodolfo Piccardi) che da quelle parole si erano sentiti diffamati. «Ma lo sa - aveva aggiunto nel volantino Cerulli rivolgendosi a Renzi - che fra quelli che viene a sostenere ci sono dei mussoliniani? Ma le conosce le fedine penali di quelli che lui sosostiene?»

Era il maggio 2013 e la campagna elettorale imperversava. Uno spicchio di quelle atmosfere è stato ricostruito davanti al giudice Andrea Stramenga dai testimoni chiamati dal viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera.

«Sui social - ha detto Anna Poggioli, prima dei non eletti e poi in consiglio dopo l’abbandono di Sandrelli - mi accorsi dei post nella pagina della lista Cerulli, alla vigilia dell’appuntamento con Matteo Renzi. Risposi al post per chiedere chiarezza: il giorno dopo trovammo i volantini con lo stesso contenuto dappertutto in paese. Dopo tre giorni si sarebbe votato». Sia lei, sia gli altri candidati poi diventati consiglieri, hanno spiegato al giudice di essersi dovuti “difendere” dalle richieste di spiegazioni da parte degli abitanti del paese: «Mi dovevo giustificare, quasi. Mi chiedevano: ma chi avete dietro?». Non diversa è stata la ricostruzione di Azelio Bagnoli, che nel primo mandato era stato anche per breve tempo vicesindaco di Cerulli: «Anche in famiglia mi chiedevano spiegazioni». E i dissapori con il sindaco? «Ci siamo trovati in disaccordo su questioni amministrative e così io e altri due ci chiamammo fuori dalla maggioranza». Da Danilo Cerulli (parente alla lontana del sindaco) sono emerse anche preoccupazioni per i suoi bambini: «Un giorno mio figlio tornò da scuola e mi chiese: ma tu sei mafioso? Io mi sentii gelare». Al difensore dell’imputato, Danilo ha risposto di non aver mai svolto attività politica, nemmeno con An. Era invece presidente del Fronte della gioventù e consigliere del circolo di An Michele Vaiani, come da lui stesso specificato. All’epoca era dipendente della società di Fabrizio Palombo (anche lui sentito in aula), che aveva del contenzioso con il Comune per le concessioni demaniali. Viviana Lauro, ultima querelante (Luigino Solari è deceduto), ha ripercorso la vicenda politica in consiglio. Non aveva sporto querela («non ho pensato di essere coinvolta da quelle parole») Simona Bianciardi, candidata. Giuseppe Sordini, indicato come «regista» della querela il giorno precedente all’udienza dallo stesso Cerulli su un post (criticato dai querelanti) a proposito del processo, ha spiegato di aver fatto campagna elettorale per il fratello Franco candidato: «Dissi a Cerulli che non si era comportato correttamente». Il sindaco sarà ascoltato a marzo.

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