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Grosseto

Sposati da 60 anni, la figlia scrive una lettera: «Io, disabile, ho sempre ricevuto tanto amore»

Sposati da 60 anni, la figlia scrive una lettera: «Io, disabile, ho sempre ricevuto tanto amore»

La lettera di Lorella Ronconi è un augurio per il suo babbo e la sua mamma, un dono carico di amore e di sofferenza. Ma soprattutto di gratitudine

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GROSSETO. Tutti gli anniversari di matrimonio sono speciali. Tutti, a prescindere dal numero degli anni. Ce ne sono però di speciali. Come quelli dei genitori di Lorella Ronconi, che oggi festeggiano 60 anni di vita insieme.

A loro, a Elio e Andreina, Lorella ha voluto dedicare il proprio pensiero, per ringraziarli di tutto l’amore ricevuto, perché «lavoravano anche di notte per mettere insieme i soldi necessari per nuove cure, non hanno mai avuto né vergogna né paura di dire sì alla loro storia, di dire sì ad una bimba bionda che non riusciva crescere e a camminare, nessuno sapeva il perché. Che non hanno mai disatteso un compleanno, né mai mortificato la mia entusiastica infanzia piena di curiosa, ingegnosa allegria. A loro devo tutto ciò che ho e che sono: una persona viva, felice, realizzata».

«Il 21 marzo del ’53 - ricorda Lorella - si erano fidanzati e tre anni dopo si promettevano amore eterno davanti a Dio, sposandosi nella piccola, meravigliosa chiesa di San Donato, a Casale di Pari. Giovani e innamorati, avevano il cuore pieno di speranza, ma probabilmente non immaginavano un futuro così speciale e lungo assieme. Venti anni lei, ventitré lui, tanta incoscienza, ma una forte determinazione a mettere su famiglia. Povertà e difficoltà non mancarono, ma la solidarietà e la complicità che li univa gli consentì sempre di superare ogni ostacolo. Anche quando sembrava che non potessero avere figli, la speranza e l’amore reciproco non li abbandonò; si fecero forza e andarono avanti insieme, sempre fiduciosi, fino a quando sono arrivata io. Certamente a babbo e mamma sarà sembrato tutto perfetto: una bimba prodigiosa, bionda e vivace, una bambola tutta per loro, posso solo lontanamente immaginare la felicità che provarono: erano diventati genitori!»

Lorella vuole ringraziarli «per la sapienza, la forza, il coraggio, la pazienza che mi hanno trasmesso e per i sorrisi, le carezze, gli abbracci che mi hanno donato fin da quando sono nata. Erano molto giovani, non erano preparati ad avere una bimba “differente” con così tanto dolore alle gambe ed una malattia che nessuno conosceva. Ma loro non si sono mai arresi. Ricordo i viaggi su e giù per l'Italia per raggiungere ospedali specializzati, ci si alzava all’alba per non perdere quei treni della speranza; ricordo dottori con le facce strane che mi misuravano. Il camminare mi provocava dolore e allora la mia salvezza era in braccio a babbo. Babbo Elio,il mio rifugio. E mamma Andreina, la mia forza. Si battè con tutta la sua tenacia per mandarmi in una scuola “normale”; andava per uffici sostenendo che sua figlia doveva crescere in modo normale, come e con gli altri bambini. All’epoca esistevano ancora le scuole differenziali per le persone diverse: la medicina e la ricerca annaspavano senza avere coscienza del gran numero di malattie rare esistenti». C’era chi si vergognava, ma Elio e Andreina no. E anche di questo la loro figlia li ringrazia.

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