Il Tirreno

Grosseto

Due ibis colpiti dai bracconieri: scatta l’esposto

Gabriele Baldanzi
Due ibis colpiti dai bracconieri: scatta l’esposto

Un esemplare è caduto e morto a Punta Ala, uno ferito alle porte del Parco della Maremma

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GROSSETO. Due ibis eremita sono stati uccisi e un terzo è rimasto ferito negli ultimi quarantacinque giorni, durante il percorso migratorio da un’area di riproduzione in Baviera all’Oasi Wwf di Orbetello. Una migrazione lunga ottocento chilometri, controllata a distanza, ma evidentemente non abbastanza.

Con i ricercatori del Waldrappteam, l’associazione austriaca che da anni si occupa della reintroduzione di questa specie, cerchiamo di fare chiarezza: «Kato, un esemplare maschio (migratore esperto), era caduto nella zona di Punta Ala il giorno dell’apertura della caccia (il 1° settembre) – dicono i ricercatori – Un secondo esemplare (una femmina di nome Tara) è stata invece abbattuta l’8 ottobre in provincia di Vicenza, vicino all’aeroporto di Thiene. Un terzo volatile, infine, è stato ferito due settimane fa alle porte del Parco regionale della Maremma, trovato e raccolto da Daniela Trobe. Ieri era ancora vivo, ma è in gravissime condizioni al Crasm di Semproniano.

«Erano 17 gli ibis eremita in fase di migrazione verso sud – raccontano ancora i ricercatori di Salisburgo – e alcuni sono già arrivati alla laguna di Orbetello. Due sono morti a causa del bracconaggio e un altro è ferito gravemente: costituiscono una gravissima perdita su un numero così ridotto. Noi faremo il possibile per identificare e portare in giudizio i sospettati».

I volatili colpiti dal piombo da settembre a oggi rappresentano un sesto dello stormo presente in questo momento in Italia. Esistono, infatti, cacciatori senza scrupoli, uomini armati che ignorano come l’Ibis sia praticamente estinto nel nostro Paese. «L’ultimo Ibis eremita, quello ferito ad Alberese – spiegano ancora i ricercatori – viaggiava insieme a due conspecifici. I tre uccelli appartengono al progetto europeo di reintroduzione Life+ ed erano quasi arrivati a destinazione dopo un lungo viaggio».

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E proprio il Waldrappteam è al limite della sopportazione per quella che vene definita “l’infinita barbarie italiana”. «Abbiamo presentato un esposto al Tribunale competente e al governo – spiegano in una nota i ricercatori – chiedendo una sospensione della caccia per permettere agli ibis superstiti di concludere la migrazione. Questi atti criminali possiamo datarli e dettagliarli in quanto tutti gli Ibis eremita sono equipaggiati con trasmettitori gps, un fatto che li rende una specie indicatrice per la dimensione reale della caccia illegale di uccelli in Italia. Presumiamo che i tassi di perdite di altre specie di uccelli minacciate, che non sono monitorate nell’ambito di un progetto europeo Life+, siano ancora più alti rispetto ai nostri uccelli. Si tratta di un numero altissimo di volatili uccisi e si rendono necessarie quindi delle misure immediate».

In conseguenza di ciò che è accaduto in Maremma (due volte in poche settimane) è stata avviata una petizione internazionale. Intorno alla reintroduzione degli ibis c’è grande attenzione, una platea vastissima. Sono più di 150.000 le persone che seguono gli aggiornamenti su Facebook. La petizione - indirizzata, tra gli altri, al Parlamento europeo e a Cesare Patrone, capo del corpo forestale dello Stato - è finalizzata a stroncare la caccia illegale di uccelli, perché quello che per alcuni è un “atto ricreativo” in realtà produce danni enormi alla biodiversità e mette a grave rischio di scomparsa specie rare. Senza contare l’effetto che certe notizie hanno sull’immagine dell’Italia, delle associazioni venatorie e dei cacciatori. Solo per fare un esempio, sul web si parla della Maremma e della provincia di Vicenza come “territori canaglia”. Sono già migliaia coloro che chiedono misure legislative adeguate da applicare in cooperazione con le associazioni per la tutela e la protezione della natura e con gli operatori del progetto Life+. Per la cronaca un cacciatore che quattro anni fa aveva ucciso due esemplari di Ibis eremita (Goja e Jedi) è stato di recente condannato dal Tribunale di Livorno.

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