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«Arriva la piena» E chi può salvi l’auto

«Arriva la piena» E chi può salvi l’auto

Il ricordo dei titolari del Garage Italia, allora ragazzini

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Paolo Diani all’epoca aveva 13 anni, oggi è il contitolare del Garage Italia, in via Ximenes. «Abitavamo proprio qui sopra e di quella mattina del 4 novembre 1966, un festivo, mi ricordo tutto».

«Mi svegliai, andai in cucina e fuori sentivo un insolito vocio. Sapevo che la sera prima, a Roselle, aveva rotto il Salica, facendo danni e anche a San Martino erano sott’acqua. Ma non immaginavo che anche noi fossimo in pericolo. Quando sentii la voce di babbo, alterata, e zio che discuteva con alcuni clienti, incuriosito mi affacciai alla finestra e vidi un mezzo della polizia che passava proprio sotto le nostre finestre, dove via Ximenes diventa piazza De Maria. Era un veicolo verde e da un megafono si gracchiava qualcosa riguardo a una piena, un argine che stava per cedere e la raccomandazione di salire ai piani alti».

Quelli che fuori discutevano con il babbo di Paolo, Silvio Diani, erano clienti che volevano tirare fuori al più presto le macchine dal garage, ma queste erano a loro volta chiuse da altre macchine. «E insomma – prosegue Paolo – le manovre risultavano laboriose. Tutti avevano fretta, bestemmiavano, volevano salire sulle mura con le vetture. Già c’erano tante macchine. Oltre all’attività di gommisti, avevamo le pompe della benzina e il Garage Italia, gestito insieme a mio zio, Luigi Scarpelli. Di corsa mi vestii e scesi in strada per ascoltare le rimostranze dei clienti. Un bimbo tra i piedi, in quel momento, proprio non era utile e così il mio babbo, appena mi vide, si rivolse verso di me con fare minaccioso intimandomi di tornare subito in casa. E di corsa...».

Paolo Diani racconta che mentre stava tornando verso il portone di casa notò un rigagnolo marrone che correva lungo il marciapiede. Non era la solita acqua. «Mi fermai a guardarlo un attimo, mi venne la tentazione di metterci un piede ma poi mi lanciai su per le scale del palazzo, facendo i gradini quattro a quattro e raggiungendo il mio cugino più piccolo. Mi ricordo che aveva in mano una macchina da scrivere Olivetti. L’aveva presa poco prima nel retroofficina, dove i nostri genitori la usavano per fare i conti, le fatture o scrivere a clienti e fornitori. Era iniziato un rapido sgombero».

Ora è Andrea Scarpelli, il cugino più piccolo, che parla: «Avevo solo 6 anni. Sì, rammento questo episodio della Olivetti. Ne abbiamo riparlato diverse volte in questo mezzo secolo. Eravamo entrambi affannati, un po’ preoccupati e con l’adrenalina in circolo. Facemmo appena in tempo ad arrivare in casa... Di lì a poco un mare di acqua e fango invase piazza De Maria e via Ximenes, dopo aver percorso via dei Barberi. Salirono anche i nostri genitori, Silvio e Luigi. Erano arrabbiati. In casa ci venne raccontato che le persone con cui discutevano fuori erano clienti impauriti dagli appelli delle autorità, persone che a ogni costo rivolevano indietro le auto. Qualcuno aveva perso la testa e poco dopo perse anche l’auto. Nonostante la buona volontà che ci avevano messo, non tutte le macchine erano state portate via. All’arrivo della piena, che guardammo dalla finestra, l’acqua sommerse il garage, invase l’officina e una vacca, trascinata dalle corrente impetuosa, impattò con una della pompe di benzina del distributore e la divelse. Sono immagini che mai più, negli anni a venire, avremmo dimenticato». (g.b.)

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