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Assaltano il bancomat con la fiamma ossidrica
BOCCHEGGIANO. Hanno agito nel cuore della notte, sperando che il buio e la zona periferica scelta per il colpo consentissero di farla franca. Qualcuno però si è accorto di quel che stava accadendo: i...
BOCCHEGGIANO. Hanno agito nel cuore della notte, sperando che il buio e la zona periferica scelta per il colpo consentissero di farla franca. Qualcuno però si è accorto di quel che stava accadendo: i rumori sinistri provenienti dalla strada hanno insospettito un residente di Boccheggiano, che ha beccato sul posto due rapinatori che stavano cercando di forzare il bancomat con la fiamma ossidrica.
I malviventi, una volta scoperti, hanno tentato la fuga, ma i carabinieri sono riusciti a rintracciarli poco dopo, arrestandoli in flagranza di reato.
Si tratta di due italiani, su cui già pesano precedenti reati. È probabile che abbiano scelto Boccheggiano per il loro colpo proprio per la posizione periferica, essendo un piccolo borgo nascosto tra i castagni delle colline montierine.
I due sono entrati in azione nella notte tra martedì e mercoledì, approfittando del buio, e quando le vie del paese sono deserte: avevano con sé tutto il necessario per forzare il bancomat, dalla fiamma ossidrica ad altri arnesi da scasso, ma non avevano fatto i conti con un paesano che a quell’ora era sempre in piedi. È stato proprio lui a coglierli sul fatto e, quando i rapinatori si sono dati alla fuga, lui non ha esitato un secondo e ha chiamato il 112, dando così l’allarme.
La segnalazione ha permesso alle molte volanti sparse sul territorio – e che in quel momento stavano girando per i servizi notturni – di dare il via ad una rete di posti di controllo dei carabinieri della stazione di Braccagni, in collaborazione con il Norm e delle stazioni di Montieri e di Ribolla; così i militari hanno rintracciato l’auto dei rapinatori, e sono stati fermati all’altezza del Madonnino.
È bastata una semplice perquisizione per capire che si trattava proprio dei due italiani che sono stati trasferiti poco dopo nel carcere di Grosseto a disposizione del magistrato.
Alfredo Faetti
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