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I caporali si spostano dietro l’ippodromo
Cambiano i luoghi dove i braccianti vengono caricati all’alba. Intanto la Camera approva la nuova legge anti sfruttamento
GROSSETO. C’era una volta lo spiazzo dell’area di servizio “Da Gigi”, sull’Aurelia sud, dove ogni mattina, all’alba, venivano caricati – su pulmini o Suv – i braccianti: a decine, con destinazione gli sterminati campi agricoli della Maremma. Era il segreto di Pulcinella, tant’è che ora non si passa più Da Gigi, ma da dietro l’ippodromo: ce lo dicono i sindacalisti di Cgil Grosseto, dopo mesi di appostamenti. Intanto, ieri la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge – che già aveva avuto il via libera dal Senato e che dunque diventa norma dello Stato – e che dovrebbe contrastare il fenomeno del lavoro nero e dello sfruttamento nei campi. Il provvedimento, che individua l’eventuale corresponsabilità dell’imprenditore agricolo-datore di lavoro, piace poco a Confagricoltura.
La mappa. Ore 5, è l’alba e l’appuntamento non è più da Gigi: si va dietro l’ippodromo. Nei parcheggi di «via Davide Lazzaretti» denuncia Claudio Renzetti, segretario generale della Camera del Lavoro di Grosseto. È qui che «c’è stato un gran via-vai – dice il sindacalista – per tutto il periodo estivo e della vendemmia». Si cambia anche sull’Amiata: «Ci risulta – continua – che anche lassù siano cambiati tutti i luoghi dove, d’abitudine, venivano prelevati i braccianti: ad Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora, Paganico» i pulmini non passano più dalle piazze dei paesi; rimane da scoprire quale sia la nuova geografia. I caporali si sono riorganizzati: a Grosseto – dove un altro punto di concentramento sarebbe in via Brigate Partigiane – e anche sull’Amiata. Nel comune capoluogo, poi, in centro-città, ma soprattutto nelle due zone artigianali – alza il velo Renzetti – sarebbero decine gli immigrati ammassati dentro appartamenti privati.
Appostamenti e denunce. Era novembre 2015 quando la Cgil grossetana, in un incontro alla Fondazione Il Sole, tirò fuori i numeri dello sfruttamento: «In Maremma – secondo un calcolo prudenziale di Cgil Flai – ci sono 1.500 persone che lavorano impigliate negli ingranaggi di un sistema para-schiavistico gestito da caporali». Poi a maggio ci fu la denuncia della baraccopoli sull’Aurelia sud, sempre da parte della Camera del Lavoro: «È lì, nei terreni limitrofi all’area di servizio – aveva detto Renzetti – che dormano gli immigrati che i caporali arruolano». Sempre a primavera, il sindacato denunciò l’uso-abuso del voucher, strumento di pagamento nato per contrastare il lavoro nero in agricoltura e in teoria riservato solo a studenti e pensionati: sono stati 500.000 i tagliandi venduti in provincia di Grosseto nel 2015, per lo più nel terziario, ma anche l’agricoltura rappresenta una fetta importante. Dopodiché i sindacalisti non sono rimasti con le mani in mano: «Ad un certo punto – dice Renzetti – abbiamo deciso di renderci invisibili e abbiamo cominciato a fare appostamenti, riuscendo anche ad avvicinare giovani che oggi lavorano sotto caporali». Il risultato? Alcune decine di segnalazioni e una decina di denunce circostanziate» alle autorità di polizia. Basterà?
La nuova legge. Ieri la Camera dei deputati ha approvato un disegno di legge che mira a garantire una maggior efficacia all’azione di contrasto del caporalato, introducendo significative modifiche al quadro normativo penale e prevedendo specifiche misure di supporto dei lavoratori stagionali in agricoltura (vedi scheda). «La nuova normativa – osserva Luca Sani, deputato Pd – ci fa fare un salto di qualità in termini culturali e di civiltà giuridica, e allo stesso tempo dà valore aggiunto, sotto il profilo etico, al Made in Italy agroalimentare. È un segnale importante – continua Sani – alle imprese agricole che stanno sul mercato in modo onesto, rispettando le regole e i lavoratori».
E la Regione? Secondo Cgil, la norma sarà davvero efficace se la Regione indicherà i cosiddetti indici di congruità, che servono per dire, ad esempio, che è sfruttamento pagare un bracciante per la vendemmia 3-400 euro ad ettaro: «E contratti con queste cifre – sottolinea Renzetti – in Maremma noi ne abbiamo visti a centinaia».
Qui Confagricoltura. Gli imprenditori agricoli maremmani sono preoccupati: «La norma – die Paolo Rossi, direttore di Confagricoltura Grosseto – colpisce indiscriminatamente il sistema produttivo agricolo. Condivido l’intento perseguito, che punta a contrastare il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura – specifica – ma dobbiamo stare attenti a non colpire, sulla base di semplici violazioni formali, le aziende che assumono in modo regolare i dipendenti».
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