Il Tirreno

Grosseto

I caporali si spostano dietro l’ippodromo

di Giovanna Mezzana
I caporali si spostano dietro l’ippodromo

Cambiano i luoghi dove i braccianti vengono caricati all’alba. Intanto la Camera approva la nuova legge anti sfruttamento

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GROSSETO. C’era una volta lo spiazzo dell’area di servizio “Da Gigi”, sull’Aurelia sud, dove ogni mattina, all’alba, venivano caricati – su pulmini o Suv – i braccianti: a decine, con destinazione gli sterminati campi agricoli della Maremma. Era il segreto di Pulcinella, tant’è che ora non si passa più Da Gigi, ma da dietro l’ippodromo: ce lo dicono i sindacalisti di Cgil Grosseto, dopo mesi di appostamenti. Intanto, ieri la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge – che già aveva avuto il via libera dal Senato e che dunque diventa norma dello Stato – e che dovrebbe contrastare il fenomeno del lavoro nero e dello sfruttamento nei campi. Il provvedimento, che individua l’eventuale corresponsabilità dell’imprenditore agricolo-datore di lavoro, piace poco a Confagricoltura.

La mappa. Ore 5, è l’alba e l’appuntamento non è più da Gigi: si va dietro l’ippodromo. Nei parcheggi di «via Davide Lazzaretti» denuncia Claudio Renzetti, segretario generale della Camera del Lavoro di Grosseto. È qui che «c’è stato un gran via-vai – dice il sindacalista – per tutto il periodo estivo e della vendemmia». Si cambia anche sull’Amiata: «Ci risulta – continua – che anche lassù siano cambiati tutti i luoghi dove, d’abitudine, venivano prelevati i braccianti: ad Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora, Paganico» i pulmini non passano più dalle piazze dei paesi; rimane da scoprire quale sia la nuova geografia. I caporali si sono riorganizzati: a Grosseto – dove un altro punto di concentramento sarebbe in via Brigate Partigiane – e anche sull’Amiata. Nel comune capoluogo, poi, in centro-città, ma soprattutto nelle due zone artigianali – alza il velo Renzetti – sarebbero decine gli immigrati ammassati dentro appartamenti privati.

Appostamenti e denunce. Era novembre 2015 quando la Cgil grossetana, in un incontro alla Fondazione Il Sole, tirò fuori i numeri dello sfruttamento: «In Maremma – secondo un calcolo prudenziale di Cgil Flai – ci sono 1.500 persone che lavorano impigliate negli ingranaggi di un sistema para-schiavistico gestito da caporali». Poi a maggio ci fu la denuncia della baraccopoli sull’Aurelia sud, sempre da parte della Camera del Lavoro: «È lì, nei terreni limitrofi all’area di servizio – aveva detto Renzetti – che dormano gli immigrati che i caporali arruolano». Sempre a primavera, il sindacato denunciò l’uso-abuso del voucher, strumento di pagamento nato per contrastare il lavoro nero in agricoltura e in teoria riservato solo a studenti e pensionati: sono stati 500.000 i tagliandi venduti in provincia di Grosseto nel 2015, per lo più nel terziario, ma anche l’agricoltura rappresenta una fetta importante. Dopodiché i sindacalisti non sono rimasti con le mani in mano: «Ad un certo punto – dice Renzetti – abbiamo deciso di renderci invisibili e abbiamo cominciato a fare appostamenti, riuscendo anche ad avvicinare giovani che oggi lavorano sotto caporali». Il risultato? Alcune decine di segnalazioni e una decina di denunce circostanziate» alle autorità di polizia. Basterà?

La nuova legge. Ieri la Camera dei deputati ha approvato un disegno di legge che mira a garantire una maggior efficacia all’azione di contrasto del caporalato, introducendo significative modifiche al quadro normativo penale e prevedendo specifiche misure di supporto dei lavoratori stagionali in agricoltura (vedi scheda). «La nuova normativa – osserva Luca Sani, deputato Pd – ci fa fare un salto di qualità in termini culturali e di civiltà giuridica, e allo stesso tempo dà valore aggiunto, sotto il profilo etico, al Made in Italy agroalimentare. È un segnale importante – continua Sani – alle imprese agricole che stanno sul mercato in modo onesto, rispettando le regole e i lavoratori».

E la Regione? Secondo Cgil, la norma sarà davvero efficace se la Regione indicherà i cosiddetti indici di congruità, che servono per dire, ad esempio, che è sfruttamento pagare un bracciante per la vendemmia 3-400 euro ad ettaro: «E contratti con queste cifre – sottolinea Renzetti – in Maremma noi ne abbiamo visti a centinaia».

Qui Confagricoltura. Gli imprenditori agricoli maremmani sono preoccupati: «La norma – die Paolo Rossi, direttore di Confagricoltura Grosseto – colpisce indiscriminatamente il sistema produttivo agricolo. Condivido l’intento perseguito, che punta a contrastare il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura – specifica – ma dobbiamo stare attenti a non colpire, sulla base di semplici violazioni formali, le aziende che assumono in modo regolare i dipendenti».

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