Il presidio
«Da lì progettammo il nuovo percorso»
GROSSETO. Cesare Fineschi, origini senesi, nelle settimane successive al disastro lavorò anche alla ricostruzione del bivio per Montiano, lungo l’Aurelia. Qui il torrente Rispescia aveva tracimato e,...
GROSSETO. Cesare Fineschi, origini senesi, nelle settimane successive al disastro lavorò anche alla ricostruzione del bivio per Montiano, lungo l’Aurelia. Qui il torrente Rispescia aveva tracimato e, una volta scavalcata la sede stradale, era iniziata la rapida erosione e distruzione di decine di metri di strada. «Io – spiega – non avevo esperienze dirette con alluvioni. Prima di allora avevo lavorato al traforo del Monte Bianco, poi alla realizzazione di un paio di viadotti sul Romito a Quercianella. L’esperienza con la forza dell’acqua la feci in presa diretta, nella città che mi aveva da poco adottato». L’ultima cosa che rammenta (annotata anche nel suo diario) è la piena delle 10,30 del 24 novembre. Attesa. Programmata e prevista perfino nella portata. Una parte di Grosseto si allagò di nuovo. «Mi scoraggiai – conclude – la variantina ai Crespi, alla buca, fu di nuovo devastata. Stavolta per tirare su altre barriere di terra. Il Genio civile requisì la strada per fare una caravella di contenimento. Il traffico, per un giorno, fu di nuovo chiuso. Poi dal giorno dopo iniziammo a lavorare a un nuovo percorso, quello odierno, che conducesse al ponte Mussolini senza costeggiare il collettore. Giornate indimenticabili in tutti i sensi». (g.b.)
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