Il presidio
Acacia abbattuta, proteste in via Mazzini
L’enorme albero, cresciuto spontaneo, aveva rotto un muretto. Gli abitanti: «Si poteva intervenire prima e salvarlo»
GROSSETO. Il rumore delle motoseghe si è infilato attraverso le finestre delle case di via Mazzini di buon mattino. «Lì per lì non ci abbiamo fatto caso. Si sente spesso qui, di solito dalle Mura», dice un’abitante del posto. Ieri però il rumore arrivava dalla strada ed è bastato affacciarsi per vedere gli operai mandati dal Comune indaffarati intorno all’imponente acacia che da sempre faceva ombra dal piccolo fazzoletto di terra di fianco a palazzo Mensini, ex sede della biblioteca Chelliana e del liceo classico.
Uno a uno hanno abbattuto tutti i cinque tronchi che si stagliavano dal ceppo e salivano su altissimi. «Mi sono sentita morire», dice ancora la donna.
La “colpa” dell’acacia è stata quella di aver rotto il muretto di recinzione sul quale, negli ultimi tempi, si era “adagiata”, affaticata dal peso delle sue fronde. Questo albero, infatti, era nato spontaneo come si capisce dalla sua conformazione (non un unico fusto ma cinque polloni) e come conferma anche il Comune di Grosseto. Non aveva mai conosciuto, insomma, la mano dell’uomo, mai una potatura o un taglio mirato, mai un puntello per raddrizzarlo. «Sarebbe bastata un po’ di manutenzione, delle potature mirate negli anni, e si sarebbe potuto salvare – dice ancora la donna –. E parlo a nome di molti miei vicini che come me stamani (ieri) hanno assistito a questo scempio».
Un albero lasciato a se stesso, dunque. E questo, se da un lato viene sottolineato anche dagli abitanti come una mancanza da parte delle amministrazioni che si sono succedute negli anni, dall’altro dà la misura di cosa sia quest’area: un luogo abbandonato da oltre vent’anni.
Dopo il trasferimento del liceo e della biblioteca nel 1995, infatti, palazzo Mensini non è stato più riaperto al pubblico. Negli anni si sono trascinati vari interventi e progetti di recupero, che non sono mai approdati a un definitivo recupero.
A lungo il Comune ha avuto anche idee poco chiare su cosa fare di questo palazzone, se tornare ad aprirci la biblioteca, se trasferirci l’università. L’ultimo annuncio della passata amministrazione è stato quello di riportarci la Chelliana. A febbraio fu annunciato uno stanziamento di 750.000 euro per avviare i lavori del secondo stralcio.
Anche l’amministrazione Vivarelli Colonna ha annunciato in campagna elettorale di voler seguire lo stesso percorso e starebbe riprendendo in mano i progetti presentati in questi anni per una valutazione.
Nel frattempo sono passati 21 anni e tre amministrazioni. Un tempo lunghissimo durante il quale l’acacia è cresciuta, si è rafforzata, ha fatto ombra alla strada ed è diventata un elemento organico al quartiere, l’unico – o quasi – punto di verde della strada. Finché, privata di qualsiasi manutenzione, si è “azzoppata” come un’anziana signora e ha cercato un appoggio sul muretto. «Era un albero cresciuto spontaneo e il problema è che dovevamo operare sul muretto – spiega l’assessore ai Lavori pubblici e alle manutenzioni Riccardo Megale – e non solo. Lì vicino c’è un quadro e si era venuta così a creare una situazione di pericolo. Abbiamo dovuto abbatterlo».
Questo viene confermato anche da alcuni operatori della zona, che però tengono anche a far presente che l’intera area intorno a palazzo Mensini è da tempo ricettacolo di sporcizia, erba incolta, calcinacci. Insomma, sarebbe necessaria almeno una pulizia di fondo. Quanto all’albero, gli abitanti dovranno abituarsi a fare a meno del verde. «Se verrà piantato un albero nuovo? Certo non lì, magari in un parco», conclude Megale.
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