Il Tirreno

Grosseto

Ombrone 1966: tre bambini contro il fango. "I ragazzi meravigliosi? Eccoci, siamo noi"

Goliardo Orlandini
I "ragazzi meravigliosi, instancabili": Goliardo, Fabrizio e Lucia Orlandini nel 1966
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I "ragazzi meravigliosi, instancabili": Goliardo, Fabrizio e Lucia Orlandini nel 1966

Goliardo Orlandini, il gemello Fabrizio e la sorellina Lucia spalano il fango: uno scatto che è diventato un simbolo dell'alluvione. Il racconto 50 anni dopo

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«I ragazzi , meravigliosi, instancabili hanno cercato di essere utili, hanno voluto anche loro sembrare uomini. Diressero il traffico, pulirono le strade, indispensabili con la loro serenità, alla serenità dei padri». Così recita la didascalia nel libro dell’alluvione di Luciano Bianciardi e Pilade Rotella, incorrispondenza della foto 87 . Oggi, quei ragazzi meravigliosi sono cresciuti e quei ragazzi della foto siamo noi, i fratelli Orlandini: Goliardo, Fabrizio, oggi sessantunenni, e Lucia più piccola di quattro anni.

Chi vi scrive è Goliardo quello più in vista nella foto, oggi docente all’Istituto tecnico e professionale agrario Leopoldo II di Lorena di Grosseto. Nel 1966 abitavamo, noi fortunati, al secondo piano dell’immobile sito in via Francesco Ferrucci 6, di fronte al così detto “Ricovero dei vecchi”. Il ricordo di quanto accaduto è ancora vivo nelle nostre memorie nonostante la giovane età di allora, undici anni io e mio fratello Fabrizio e soli sette anni Lucia.

Cosa dire? Tutto avvenne, in modo così rapido, in quella domenica mattina del 4 novembre: «era appena passata in strada la macchina , munita di megafono, guidata dal sig. Pucci, che con la sua voce invitava a salire ai piani alti gli inquilini dei piani terra e dopo poco tempo arrivò l’ondata di pienache travolse tutto quanto trovava nella sua corsa» .

Il momento di maggior paura fu veder abbattuto, sotto la forza dell’onda di piena delfiume Ombrone, il muro di recinzione del Seminario, distrutto in un batter d’occhio. Fu difficile pensare che ciò non accadesse anche alla nostra abitazione e per mamma Nada riuscire a riportare la calma divenne impresa ardua; nostro padre Luciano non c’era perché prima dell’arrivo della piena aveva portato via l’auto sulle Mura medicee.

In quei giorni, con circa 2,50 metri d’acqua sotto casa, passavamo il tempo a controllare di quanti gradini scendeva il livello dell’acqua lungo la scala d’accesso alle abitazioni e ad osservare, dalle finestre di casa, tutto ciò che trasportava la piena.

Non erano i tempi dei telefoni cellulari e l’ansia di sapere se nostro padre fosse riuscito a mettersi in salvo era tanta, fino a quando, dopo due giorni dall'inizio dell'inondazione, quando il livello dell’acqua era calato di oltre un metro, affacciati alle solite finestre, come piccole vedette, vedemmo una figura maschile che camminava, appoggiandosi a un bastone lungo il muro di cinta, con un sacco sulle spalle.

Ma non era Babbo Natale, era nostro padre con un po’ di viveri per tutti. Ed è impossibile, ancor oggi, scordare la gioia che provammo nel vederlo. Passata l’alluvione cercammo, come molti altri ragazzi, di darci da fare; certo l’età e le forze non ci consentivano di fare grandi cose ma, comunque, non potevamo stare con le mani in mano: per noi era anche un gioco, ma sicuramente contribuimmo a rasserenare gli umori dei grandi.

I VOSTRI RACCONTI: COME CONTATTARCI

A Grosseto, cinquant’anni dopo, c’è tanta voglia di raccontare, di condividere la memoria. Sabato scorso ha aperto la strada Claudia Milani, “la bambina sul tetto”. E subito dopo ecco un altro “bambino” – anzi, tre meravigliosi bambini – raccogliere l’appello del Tirreno. È Goliardo Orlandini che – a nome suo e dei suoi fratelli – ci invia il magnifico ricordo che pubblichiamo integralmente qui a fianco. Anche lui, il suo fratello gemello e la sorellina, fotografati mentre spalano il fango da Bf nel 1966, divennero protagonisti del libro di Rotella e Bianciardi “Un’alluvione per la povera gente”: una foto simbolo, di cui oggi Goliardo condivide la storia. Adesso tocca a voi: il Tirreno aspetta le vostre emozioni. Basta scrivere una e-mail all’indirizzo ombrone1966@iltirreno.it o venire a trovarci in redazione, in via Oberdan 5.

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