Il Tirreno

Grosseto

Equitalia “chiude” Rottamazione per 16.000 grossetani

di Francesca Ferri
Equitalia “chiude” Rottamazione per 16.000 grossetani

Tanti in provincia hanno chiesto la rateizzazione e aspettano gli effetti del decreto. In ballo 139 milioni di euro

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GROSSETO. E adesso che Equitalia è destinata a scomparire, cosa cambia per i contribuenti grossetani? Difficile quantificarlo. Finché il decreto varato sabato dal governo insieme alla legge di bilancio del 2016 non sarà perfezionato (alcuni punti sono ancora da definire) e finché la stessa Equitalia e gli enti pubblici non lo avranno ricevuto, rimangono molti punti interrogativi sulla “rottamazione” delle cartelle, che è poi l’aspetto che più interessa i contribuenti.

Di certo c’è che per i 15.693 contribuenti della provincia di Grosseto che hanno chiesto e pattuito la rateizzazione per importi non pagati, per un rateo complessivo di circa 139 milioni di euro, la “rottamazione” rappresenta un’occasione ghiotta. Per fare chiarezza, però, occorre un passo indietro, anzi due.

Come funziona. Primo. Equitalia fino ad oggi si è occupata della riscossione dei tributi erariali e previdenziali: Irpef, Irpeg, Iva, ma anche la multa che si prende sul treno, il bollo dell’auto, il canone Rai. Della riscossione dei tributi comunali non versati (la multa dei vigili urbani, la Tosap, la mensa…) avrebbe dovuto smettere di occuparsi il 31 dicembre 2012 ma ha continuato a farlo finora. Ora però non solo non saranno più concesse deroghe, ma Equitalia verrà sciolta.

Secondo. Cosa vuole “rottamare” Renzi? Per capirlo bisogna fare una radiografia alla cartella esattoriale, prendendo, ad esempio, il caso di una multa stradale. Se non si paga, Equitalia chiederà la “sorte”, ovvero la multa vera e propria; la maggiorazione per ritardato versamento; la pena pecuniaria per mancato versamento; gli eventuali interessi di mora di circa il 6%; l’aggio esattoriale che varia dal 3 al 6% (quello che riscuote Equitalia). Ebbene l’idea del governo è di togliere aggio, pena pecuniaria e mora sulle cartelle notificate entro il 31 dicembre 2016. Si dovrebbe pagare solo sorte e maggiorazione per mancato versamento e farlo in rate fino a tre anni.

Cosa succederà? E qui nascono le domande. La rottamazione riguarderà solo i tributi erariali e previdenziali, o anche quelli comunali? Del resto, se Equitalia fino a questo momento si è occupata del recupero crediti per i Comuni, perché non dovrebbero rientrarvi anche Ici, Imu e via dicendo?

La domanda non è banale. Perché in realtà le sanzioni e la mora previste per il ritardato pagamento dei tributi comunali vanno nelle casse dei Comuni. È il Comune, ad esempio, a decidere se rinunciare o no alla mora. Rinunceranno, i Municipi, a incassare questi soldi? Di certo se la rottamazione sulle tasse comunali ci sarà, non ne potranno beneficiare i cittadini che vivono in comuni dove il recupero è affidato a società private.

Le cifre. Ma di quali cifre si parla? Per avere un’idea nel 2015 Equitalia ha incassato in provincia di Grosseto 37,4 milioni di euro, tra erario, previdenza e tributi locali, il 19% in più rispetto al 2014, 31,4 milioni. In tutto la rottamazione dovrebbe riguardare, con una stima approssimativa e al ribasso, circa un terzo degli importi.

Per quanto riguarda il recupero dei tributi locali, dal solo Comune di Grosseto in questi anni è stato consegnato a Equitalia un carico di ruoli di oltre 4,3 milioni di euro (dato aggiornato a settembre 2016) tra Ici, Imposta comunale sulla pubblicità, Tosap, entrate patrimoniali e tassa sui rifiuti (di quest’ultima la riscossione diretta da parte del Comune inizia nel 2013 e l’ammontare dei ruoli è bassissimo perché la percentuale di chi paga subito la bolletta è molto, circa il 94% dei cittadini).

Entrando nel dettaglio ecco il quadro. Per l’Ici da quando è stata iscritta a ruolo la riscossione coattiva (fine anni Novanta), il Comune di Grosseto ha consegnato a Equitalia circa 3,12 milioni di euro di carico di ruoli; di questi è stato discaricato il 5,3% e riscosso il 24,3% (la media di Equitalia è intorno al 10%). Imposta sulla pubblicità: 103.000 euro, discarico 0,6%, riscosso il 42,6%. Tosap: 213.000 euro, discarico 2,5%, riscosso il 24,4%. Entrate patrimoniali (locazioni, mensa, trasporto): 423.000 euro, discarico 23.1%, riscosso 36%. Tassa sui rifiuti (dal 2013; prima c’era la Tarsu): 314.000 euro consegnati (il ruolo coattivo riguarda solo il 6%), discarico 8,1%, riscosso il 7,3% (i ruoli sono molto recenti).

La stima. A che serve questo tourbillon di cifre? A fare un ipotetico calcolo. Se la rottamazione delle cartelle dovesse riguardare anche i tributi locali, il calcolo è presto fatto. Prendiamo ad esempio la Tosap. Tolto il riscosso (24%) e tolto il discarico (2,5%), al Comune resta da incassare un residuo del 73,3%, circa 162.000 euro. Ebbene, è su questa cifra che i cittadini potrebbero sfruttare la rottamazione di aggio, pena pecuniaria e mora. Sommando tutti i residui di tasse e imposte sopra citate, il Comune deve incassare oltre 3,3 milioni di euro. Dei quali la rottamazione manderebbe in fumo per l’ente – o farebbe risparmiare ai contribuenti, dipende dal punto di vista – circa un terzo.

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