Il Tirreno

Grosseto

Terrapieno crollato Ordinanza sbagliata Gaffe e dietrofront

di Francesca Ferri
Terrapieno crollato Ordinanza sbagliata Gaffe e dietrofront

A giugno un muro venne giù. Dopo 4 mesi il sindaco impone ai privati di rifarlo ma si scopre che appartiene al Comune

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GROSSETO. Non solo è arrivata con quattro mesi di ritardo, ma è stata indirizzata ai recapiti sbagliati. Non serviva spedire una raccomandata: sarebbe bastato portare il foglio in un altro ufficio della stessa casa comunale ed era fatta. Si sarebbero risparmiati tempo e anche una figuraccia.

E invece l’ordinanza del sindaco di risistemare il muro crollato durante il nubifragio dello scorso 9 giugno in via Curtatone, dietro le Mura vicino a Porta Corsica, è stata inviata a tre privati cittadini, che abitano vicino a quel muro, e che si videro crollare in giardino tutto il terrapieno che esso conteneva.

Peccato che quel muro appartenga proprio al Comune di Grosseto, che dunque è l’unico soggetto chiamato a risistemarlo. Solo che il Comune se n’è accorto solo quattro mesi dopo i fatti e un mese e mezzo dopo che il sindaco aveva emanato l’ordinanza.

Sono stati proprio i tre privati cittadini a chiarire le idee al Comune. I tre a inizio settembre si sono visti recapitare l’ordinanza, firmata dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna il 1º settembre. Il testo era chiaro: il sindaco ordinava ai tre di «provvedere immediatamente o comunque entro il termine massimo di dieci giorni dalla notifica dell’atto all’esecuzione dei lavori di risanamento conservativo delle parti pericolanti del muro... onde eliminare ogni pericolo per la pubblica incolumità».

Il pericolo si è trascinato per ben quattro mesi. Tanto, infatti, è passato dal crollo all’ordinanza. Ma quando i tre cittadini hanno aperto la busta e letto l’ordine, hanno preso armi e bagagli e sono andati diretti dai vigili urbani per far presente un piccolo particolare: quel muro non è di loro proprietà.

A quel punto è bastato un controllo sul terminale dei catasto dei fabbricati, dove il reparto vigilanza territoriale della Municipale ha appurato che il muro apparteneva alla particella 330 del foglio 165 e che era «da ritenersi presumibilmente di competenza comunale».

C’è voluta una conferenza dei servizi, e un altro mese di tempo, per stabilire che, sì, il muro è del Comune.

I tre cittadini hanno chiesto la rettifica dell’ordinanza e il sindaco non ha potuto far altro che ritirarla, anche per non incorrere in contenziosi.

Insieme al ritiro dell’atto ha poi previsto che, una volta chiusa la questione con i tre cittadini, gli uffici comunali di competenza si attivino per sistemare il muro.

A onor di cronaca il Comune ha già effettuato alcuni interventi in quella zona. Pochi giorni dopo il nubifragio il settore Lavori pubblici ha stanziato 12.000 euro per sistemare e mettere in sicurezza l’area delle Mura medicee, vicino al Cinghialino. La cifra è servita a risistemare la zona e a tagliare alcuni alberi che rischiavano di crollare.

Il tratto che si era sbriciolato sotto il peso della terra impregnata d’acqua era lungo circa 25 metri. All’indomani del disastro il Comune redasse subito un verbale di somma urgenza e individuò la ditta Fratelli Marconi snc di Dante e Andrea Marconi per eseguire l’intervento.

Mancava solo la parte ritenuta di competenza dei privati. Adesso che si è chiarito che l’intervento spetta tutto al Comune, spetterà a quest’ultimo pagare e far eseguire i lavori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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