Il presidio
Case condivise? «Un trucco per evadere»
Federalberghi: «Sul portale Airbnb 2.710 appartamenti di maremmani. E molti affittano al nero»
GROSSETO. Macché sharing economy, questa è solo un trucco per i furbetti del nero. Parola di Federalberghi. Ricordate la sharing economy, di cui tanto si è parlato, ovvero quel modello non solo economico ma anche culturale, che si basa sulla condivisione di risorse proprie, dall’automobile alla casa? Applicata alle quattro mura del focolare domestico – io metto a disposizione casa mia – la sharing economy apre anche spazi di deregulation che sono un efferato calcio negli stinchi agli albergatori maremmani e a chiunque – da Monterotondo a Capalbio – voglia fare reddito con l’attività ricettiva tradizionale, che comporta anche il farsi carico di un vocabolario sterminato di pesanti tributi. Vediamo perché gli albergatori sono in allarme (a Grosseto e in tutta Italia).
Su Airbnb.it, portale made in Usa che mette in contatto persone a caccia di un alloggio per brevi periodi con persone che dispongono di spazi da offrire, ci sono 2.710 sistemazioni dislocate in tutta la Maremma disponibili per questa formula di scambio. Dal bilocale alla villa, dal bungalow all’appartamento tradizionale magari con un pezzetto di giardino. Io milanese vado sul portale Airbnb perché ho voglia di scoprire la terra dei butteri e, anziché pernottare in un agriturismo di Magliano o in un hotel di Grosseto, cerco lì, on-line, la soluzione che fa per me. Forse risparmio, forse no, fatto sta che questa formula dell’economia di scambio porta con sé – in teoria – un valore aggiunto: e cioé condividere l’esperienza con il proprietario, che, maremmano d’origine o di adozione, può farmi anche da guida turistica con preziosi suggerimenti.
Federalberghi Grosseto ha scandagliato le 2.710 sistemazioni: 2.204 sono interi appartamenti; 2.127 sono disponibili per più di sei mesi (alla faccia del breve soggiorno); 1.576 sono gestite da immobiliari che mettono in vendita più di un alloggio.
Maurizio Parrini e Pier Paolo Carpenetti, presidente e direttore di Federalberghi Grosseto, svelano il trucco. Primo. «Non è vero – dicono – che si condivide l’esperienza con il titolare: la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb è riferita all’affitto di appartamenti, in cui non abita nessuno». Secondo: «Non è vero – dettagliano – che si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci offre appartamenti per oltre sei mesi all’anno». Terzo: «Non è vero che si tratta di forme integrative del reddito – aggiungono – sono attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi». Quinto: «Non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta: gli alloggi offerti su Airbnb sono concentrati nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali».
Insomma, è una questione di «concorrenza sleale» per le imprese turistiche tradizionali, giudica Federalberghi, che alla Regione Toscana, che sta lavorando alla revisione della Legge 42 che norma il turismo, chiede regole per tutti. Ed è anche un problema di sicurezza: «Non si sa chi è arrivato – dice Carpenetti – da dove viene e quanto si ferma» perché la formula non obbliga agli adempimenti previsti dalla norma e che sia noi che chi ci ospita dobbiamo rispettare ogni volta che ci presentiamo alla reception di un albergo.
Giovanna Mezzana
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