Il presidio
Predazioni: «I dati Asl non tornano»
Arcidosso, due allevatori contestano le stime: «Le pecore uccise non sono dimezzate. Vi diciamo perché»
ARCIDOSSO. «Non è vero che le predazioni sono diminuite del 50 per cento, come dicono i numeri ufficiali, e ora vi spieghiamo perché». Dopo la l’ultima predazione subita due giorni fa, due allevatori amiatini contestano i dati forniti dalla Asl, secondo i quali gli animali da allevamento sbranati dai lupi sarebbero dimezzati.
«Hanno il coraggio di dire che è una montatura mediatica» sbotta Giacomo Franceschelli, allevatore di Monte Labro di Arcidosso, che in un anno si è visto mangiare oltre 100 capi. Gli fa eco Emilio Ricciardi, del Casale di Stribugliano, siamo sempre ad Arcidosso, che è costretto a chiudere il gregge nell’ovile, «lasciando marcire quella magnifica erba che le pecore potrebbero brucare e alimentandole, invece, col fieno che devo comprare».
I due allevatori sono stremati: «Dopo che mi ha divorato l’ennesima pecora – dice Ricciardi – me lo sono trovato davanti. A una ventina di metri da me, pronto per assaltare il gregge un’altra volta. Ho urlato, ho agitato le braccia, lui mi ha guardato e poi è tornato a nascondersi dietro la siepe. Mercoledì mi ha sbranato una pecora, ma siccome non ho trovato la testa coi buchi, i veterinari non la possono considerarla come una predazione» (che entrerebbe nel novero dei dati ufficiali). La mia situazione è questa – descrive l’allevatore – Quest'anno, guardando le pecore a vista, senza lasciarle un attimo, ho perso 17 capi. Solo tre mostravano i buchi nel collo e solo tre mi sono state riconosciute come predate. Le altre 14 no. Allora comprendo tante cose. Comprendo perché secondo i numeri Asl le predazioni sarebbero diminuite del 50%. Lo credo: è così da quando i nostri governanti hanno messo in pista la storia che le bestie si considerano predate a patto che abbiano due buchi in bella evidenza. E allora, i resti che ritroviamo senza teste o con le teste mangiate, sono di pecore spolpate dallo spirito santo? I predatori, invece ci sono. Stamani (ieri per chi legge, ndr) ne ho visto uno di circa 70 chili, rossiccio chiaro. Non era un lupo, ma un ibrido. Anche qui vogliono far credere che gli ibridi non ci sono più e che ci sono solo lupi. E i lupi non si toccano: e noi dobbiamo mantenerli».
Stesso ragionamento è quello che fa Franceschelli, anche lui con una pecora in meno da mercoledì: «Questa volta – commenta – i veterinari hanno visto i buchi e la pecora è stata classificata come predata. Ma sono decine e decine quelle che non avevano i buchi perché la testa era stata divorata: e quelle non rientrano nel conto. E poi ci sono le pecore trovate morte che i miei colleghi non denunciano perché il danno non viene pagato se i famigerati buchi non ci sono e perché si spende per gli smaltimenti. Intanto gli animali aumentano, le pecore finiscono, i cani da guardiania crescono di numero e ce ne vorrà uno per pecora. Lo credo che poi la Asl dice che le predazioni sono diminuite del 50%. Non e vero. Il 50% che manca all’appello non aveva i buchi sul collo». Anche Franceschelli sa che attorno alla sua azienda dimorano i predatori. «Io e mia moglie – racconta – l’altra notte li abbiamo sentiti ululare vicino a noi. Era un branco coi cuccioli, perchè ormai riconosco persino l’ululato degli adulti e i versi dei piccoli».
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