Il presidio
Barca a vela affondata A giudizio per naufragio
Il comandante della “Audace” (a motore) aveva urtato un Laser Bahia Non avrebbe tenuto una velocità adeguata. I tre occupanti erano rimasti feriti
MONTE ARGENTARIO. Un naufragio e tre feriti. Una imbarcazione a motore che aveva urtato una a vela. Un evento colposo per il quale è chiamato a rispondere Giuseppe Andrea Zaccherini, 78 anni, di Corchiano (Viterbo), in qualità di armatore e comandante della “Audace”. È stato rinviato a giudizio dal gup Marco Bilisari e la prima udienza si terrà davanti al collegio del Tribunale il 14 dicembre.
L’incidente è invece del 9 agosto 2014. Quel giorno, nel tratto di mare davanti a Cala Galera, stava veleggiando un Laser Bahia dell’associazione Zig Zag, lungo 4,6 metri. A bordo c’erano Francesco Zanghi, al timone, Alessio Rispoli e Riccardo Barbetti, tutti e tre oggi 29enni e di Roma. Le rotte si erano incrociate, secondo la Procura per colpa di Zaccherini, che avrebbe violato l’ordinanza della Capitaneria di porto. Il comandante, sempre secondo l’imputazione, avrebbe navigato a una velocità superiore ai 10 nodi a meno di 500 metri dall’Isolotto di Porto Ercole e a meno di 1.000 dalla Feniglia; non avrebbe attivato il servizio di vedetta; non avrebbe proceduto a velocità di sicurezza per evitare l’abbordaggio e potersi fermare per tempo; non sarebbe passato a distanza di sicurezza dalla imbarcazione a vela; non avrebbe manovrato in modo tempestivo in modo da lasciare libera la rotta alla nave a vela. Ciascuna di queste ultime contestazioni corrisponde a precise regole della Convenzione internazionale firmata a Londra nel 1972. I tre occupanti della barca a vela erano rimasti feriti o contusi e giudicati guaribili con prognosi variabili (da oltre 40 giorni a 5 giorni). L’ufficio locale marittimo di Porto Ercole aveva effettuato l’inchiesta sommaria, sequestrando le imbarcazioni e verificando il gps.
(p.s.)
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