Il Tirreno

Grosseto

Alla media è guerra tra genitori e preside

di Francesca Ferri
Alla media è guerra tra genitori e preside

Per la dirigente non ci sarebbero state angherie ma un «modesto impegno nei compiti». Le famiglie: «Bambini terrorizzati»

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GROSSETO. La tensione finisce per oltrepassare le pareti dell’aula e rende incandescente anche il rapporto tra la preside e alcuni gentori. Un paio di giorni fa Il Tirreno ha raccolto la protesta di alcune famiglie di alunni di una scuola media grossetana (in rispetto alle leggi sulla tutela dei minori nella stampa non è possibile rendere noto il nome della scuola).

La protesta. Denunciavano dispetti e prepotenze sui loro figli da parte dei ripetenti e programmi rallentati per l’inserimento di molti non madrelingua italiani, col risultato che la classe era nata con 26 alunni, mentre la sezione omologa 16 e tutti italiani. Lamentavano anche di non aver potuto trasferire i figli nell’altra sezione a meno di non dover pagare un extra per il lettorato, a loro presentato come obbligatorio, per complessivi 530 euro. Nelle ultime due settimane ben cinque famiglie hanno ritirato i figli da quella classe.

La preside. La dirigente aveva spiegato di aver raccolto le lamentele, di aver avviato un’indagine sulle modalità di composizione della classe e aveva negato che il lettorato fosse obbligatorio. Aveva poi rimandato ulteriori spiegazioni a un’intervista con Il Tirreno che si sarebbe dovuta fare ieri mattina.Ieri, però, la preside ha deciso di non rilasciare l’intervista e di affidare le dichiarazioni a una lettera che pubblichiamo integralmente.

La lettera. «Le problematiche della classe, piuttosto che essere imputate a “presunte angherie” sono piuttosto ascrivibili a scarsa regolarità e modesto impegno nel lavoro domestico, mancanza di ordine nell’organizzazione del materiale e del metodo di lavoro (fonte: consiglio di classe ottobre 2016)», scrive la preside. «La presidenza, venuta a conoscenza degli inserimenti oggetto di polemica, valutati in numero eccessivo, sta da tempo adoperandosi per disciplinare la migliore sistemazione nei tempi e nei modi che richiedono il rispetto della personalità dell’allievo e la garanzia di un clima sereno e disteso che richiede anche la collaborazione della famiglie. Le stesse verranno ufficialmente informate delle delibere assunte. Chiarisce inoltre che la scuola, al momento dell’iscrizione, offre alle famiglie l’opportunità di esercitare l’opzione per una sezione sperimentale di bilinguismo con docente madrelingua inglese per un’ora a settimana: contributo delle famiglie di circa 30 euro mensili per otto mesi. Si tratta di una proposta fortemente innovativa in linea peraltro con le richieste avanzate dall’Europa dell’istruzione. Le famiglie continuano ad avere la facoltà di optare per le restanti sezioni che non si avvalgono della sperimentazione. In merito ai dati erroneamente riportati sull’utenza straniera, precisa che la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana, lungi dal rappresentare la metà del totale, rientra pienamente nei parametri dettati dalle linee guida del ministero che individuano il tetto al 30%».

I genitori. Una risposta che ha fatto infuriare diversi genitori. «Modesto impegno nel lavoro domestico? Quindi la colpa sarebbe dei ragazzi? Ma non spetta agli insegnanti controllare chi non fa i compiti e prendere provvedimenti? Perché l’anno scorso chi non faceva i compiti non veniva ripreso? Perché si è promosso anche chi ha fatto tantissime assenze?». L’affermazione che fa più male ai genitori è che non ci sarebbero angherie in classe. «I bambini sono terrorizzati e a casa non vogliono più parlare sotto la pressione di alcuni professori». «I nostri figli sono tornati a casa il primo giorno ed erano terrorizzati», dicono alcune famiglie. «Non li avremmo mai separati dai loro amici se non ci fosse stato un problema reale. E chi li ha trasferiti in altre scuole non l’avrebbe mai fatto se nella sezione a inglese rafforzato il lettorato fosse stato opzionale».

I costi. Quello dei costi è uno dei tasti più dolenti. «Non solo il lettorato ci è stato prospettato come obbligatorio – dicono le famiglie – ma bisognava pagare tutto in una soluzione. Ci fosse stata la possibilità di rateizzare, ci avremmo pensato. E invece no». Per i genitori è sbagliato il principio. «Questo è il sistema per fare la scuola privata all’interno di quella pubblica. Anche l’uso del tablet, secondo il progetto Scuola 2.0, per il quale con i libri paghiamo 280 euro all’anno, non è ottimale. Alcuni professori non lo usano, i ragazzi devono portare anche i libri e ai nuovi alunni i tablet sono stati consegnati tardi». Anche sul fatto che la dirigenza si stia adoperando per risolvere il problema i genitori hanno da ridire. «Non sappiamo cosa stia facendo: nonostante le nostre richieste, non ci riceve».

Le richieste. I genitori tornano a chiedere un incontro con la preside, ma vogliono risposte anche dal Provveditorato «quale soggetto che sovrintende la scuola»; dal Comune, «poiché è un problema che riguarda alcuni cittadini» e dalla Regione, in particolare dal consigliere Leonardo Marras (Pd) quale rappresentante maremmano in consiglio regionale e sostenitore del progetto regionale Scuola 2.0.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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