Il Tirreno

Grosseto

«Non sono in guerra contro i garanti Pd»

«Non sono in guerra contro i garanti Pd»

Il segretario Simiani dà la sua versione sulla questione Daviddi e torna sui temi del referendum

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GROSSETO. Il segretario provinciale del Partito democratico Marco Simiani, in una nota in cui racconta del posizionamento sul Sì del Pd grossetano in vista del referendum del 4 dicembre, esce allo scoperto dopo giorni di bufera e bolla come «non corretti e fuorvianti» gli articoli inerenti i suoi conflitti personali, prima quello con il dirigente Roberto Valente e poi la discussione con il presidente dei garanti Roberto Daviddi (dimissionario proprio per questa ragione).

«Non accetto - scrive Simiani - la caricatura del segretario che avrebbe iniziato una guerra verso la commissione di garanzia. È tutto falso, così come la notizia che il sottoscritto avrebbe messo in discussione le decisioni prese dalla commissione, oppure che non abbia smentito le accuse, sulla vicenda, che qualcuno mi ha fatto. Auguro buon lavoro al comitato di garanzia, che sicuramente non dovrà avere limiti riguardo al compito che gli è stato richiesto dalla direzione provinciale. Da questo momento, quindi, nulla sarà lasciato al caso, perché come Pd abbiamo scelto la strada delle regole e delle decisioni politiche per essere veramente credibili».

In realtà Il Tirreno - a cui si riferiscono le parole di Simiani - ha semplicemente riportato i contenuti della determinazione del 4 ottobre (firmata da Daviddi) riguardo alla querelle Simiani-Valente, un documento riservato inviato in redazione e che riassume i passaggi salienti dei verbali delle audizioni. Non solo. Nella lettera di dimissioni di Roberto Daviddi (anch’essa inviata al giornale), nel dettagliare le ragioni di questa scelta, il presidente dei garanti accusa esplicitamente Simiani e racconta la conversazione telefonica “surreale” con il segretario. Il Tirreno è in possesso inoltre di ulteriori documenti inerenti questa ennesima bega all'interno del Pd. Tornando al referendum, Simiani racconta la direzione nazionale del Pd, definisce «controproducente il continuo mettere in discussione argomenti già trattati e approvati, perché così facendo si genera un moto centrifugo che porta la nostra forza politica a non avere una direzione ben definita, come una locomotiva senza binario».

(g.b.)

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