Il presidio
In un anno duemila casi di estrema marginalità
GROSSETO. Di questo corposissimo esercito di 16.389 persone che chiedono aiuto al Coeso, la maggior parte delle persone rientrano nella fascia della cosiddetta “povertà relativa”, ovvero si tratta di...
GROSSETO. Di questo corposissimo esercito di 16.389 persone che chiedono aiuto al Coeso, la maggior parte delle persone rientrano nella fascia della cosiddetta “povertà relativa”, ovvero si tratta di persone che - spiega Boldrini - «vengono a chiedere di ritrovare opportunità che avevano prima e che sono andate perdute. Per esempio un figlio che non trova lavoro, la moglie che l’ha perduto e così via. Sono persone che chiedono un’integrazione al reddito, perché non ce la fanno a pagare cure odontoiatriche, libri di scuola, occhiali. Vengono da noi a chiedere di mettere una “pezzettina” (come si dice), cioè aiutandole a procurar loro cose che prima avevano e che potevano permettersi, e che ora non ce la fanno più a comprare». C'è anche, naturalmente ma con numeri più bassi, un fenomeno ancora stratificato di povertà estreme e marginalità e che desta preoccupazione: è quella che viene definita “povertà assoluta”. In un anno - in questo ambito - il Coeso ha trattato 1920 casi.
Sempre nel dato dei 16.389 accessi rientrano servizi riguardanti il “segretariato sociale” e l’orientamento: il Coeso ha trattato nel 2015 3263 casi di cui 322 riguardanti minori. Ci sono poi i servizi di orientamento per cittadini di origine straniera (1841 casi trattati), 2157 casi di anziani non autosufficienti e disabili gravi. E 7208 servizi che rientrano tra le cosiddette “politiche sociali allargate”, ovvero campi estivi, attività educative per minori a rischio, nidi d’infanzia, centri di pubblica lettura, soggiorni estivi per minori ed anziani, diploma on line, mediazioni linguistiche e culturali etc.. (el. g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google