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Grosseto

«Referendum, un’apertura al nuovo»

«Referendum, un’apertura al nuovo»

L’ex partigiano Bracalari: «Chiusure e a atteggiamenti dogmatici sono sbagliati e non fanno crescere»

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GROSSETO. Nello Bracalari, 88 anni, già presidente provinciale dell’Anpi fino al congresso dello scorso aprile, staffetta partigiana, già aveva spiegato il mese scorso il suo orientamento a votare sì alla riforma, in dissenso con l’orientamento ufficiale (nazionale e provinciale) dell’associazione. E ora torna sulla questione.

«Sostenevo le ragioni della mia attuale decisione di votare Sì - torna oggi sull’argomento - con la volontà tuttavia di mantenermi aperto al confronto e all’approfondimento con gli altri per approfondire ulteriormente il tema e giungere ad una scelta veramente consapevole. La mia convinzione si era formata su alcuni principali fatti, non opinioni, contenuti nel progetto di riforma che cito succintamente: superamento del bicameralismo paritario che priva il Senato della prerogativa della fiducia e razionaliza l’attività legislativa, ma introduce una camera che porta in questo processo la rappresentanza delle autonomie locali. Le maggiori garanzie per l’elezione del Presidente della Repubblica; il miglioramento degli strumenti di democrazia diretta: leggi di iniziativa popolare, quorum del referendum abrogativo e l’introduzione del referendum propositivo. Qualcuno mi ha fatto osservare che avevo scelto la parte migliore, trascurando la parte normativa ordinamentale che si presenta scritta male o pasticciata. Vorrei rispondere che mi rifiuto di definire bravi e capaci solo chi ha scritto e approvato la riforma, ma altrettanto questo vale anche per chi la critica. L’esperienza secolare ci dimostra che è impossibile avere a priori la certezza di un pieno successo del proposito che si intende realizzare con un atto normativo e ciò vale ancor di più intervenendo su una Costituzione lunga e rigida come quella italiana. Se non vogliamo cambiare modello, lasciando i dettagli ordinamentali alle leggi ordinarie, bisogna dare per scontato che in seguito qualcosa dovrà essere perfezionato. Gli stessi costituenti erano ben consapevoli che questo evento si sarebbe potuto verificare, tant’è che la costituzione prevede una procedura per la propria modifica: l’articolo 138. Tutto ciò non giustifica la tesi immobilistica che nulla debba essere cambiato fino a quando non saremo in grado di proporre la perfezione, che sappiamo bene non esiste». Bracalari cita poi due esempi del passato per «suffragare queste mie osservazioni»: il primo è quello della riforma del titolo V della Costituzione riformato nel 2001 mentre più indietro nel tempo arriva «all’errore compiuto dagli stessi infallibili padri costituenti allorché stabilirono che il Senato, in un sistema di bicameralismo paritario, avesse una legislatura della durata di 6 anni mentre la Camera ne aveva 5. Tale norma, contenuta nella costituzione del ’48, non fu mai applicata...». In sostanza Bracalari sottolinea «la necessità di avere sempre una posizione di apertura verso il nuovo e non assumere sempre una posizione dogmatica di rigetto. I problemi sono inevitabili e insorgeranno sia che agiamo sia che restiamo inerti. Tuttavia è indubbio che le società e i sistemi politici che offrono migliori prospettive per i cittadini sono quelli che i problemi li aggrediscono per cercare di risolverli, anche con il rischio di sbagliare, piuttosto che subirli rassegnati».

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