Il Tirreno

Grosseto

Argentariopoli, un colpo di spugna

di Pierluigi Sposato
Argentariopoli, un colpo di spugna

La seconda sezione penale dichiara prescritti gli ultimi reati e conferma tutte le assoluzioni di primo grado

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FIRENZE. Per chi era stato condannato in primo grado è sopravvenuta la prescrizione. E per coloro che erano stati assolti è arrivatra la conferma.

Sintesi brutale dell’esito del processo di appello per Argentariopoli, che si è svolta ieri davanti alla seconda sezione presieduta da Alessandro Nencini. Il processo di primo grado sui presunti illeciti commessi in relazione alle pratiche urbanistiche si era chiuso nel giugno 2015 di fronte al collegio del Tribunale di Grosseto presieduto da Vincenzo Pedone con 13 condanne, con la dichiarazione di non doversi procedere per estinzione per prescrizione per 28 imputati (alcuni per più episodi) e con l’assoluzione di altri imputati, con varie formule, per altre contestazioni. Nei confronti di alcuni di questi ultimi, la Procura generale aveva presentato appello. Ma a questo proposito i giudici fiorentini hanno dichiarato l’inammissibilità a causa della sopravvenuta carenza di interesse (i termini erano già scaduti) e ha quindi confermato le assoluzioni di Luciano Antonelli, Massimo Benedetti, Claudio Casalini, Nilvo Cerulli, Michele Di Girolamo, Livio Dinetti, Giuseppe Di Santi, Augusto Donati, Anna Rosa Lucaccini, Antonio Noferi, Nazareno Orsini, Patrizia Pisino, Corrado Serpelloni e Andrea Terramoccia.

Gli imputati condannati in primo grado che avevano presentato appello e che adesso si sono visti riconoscere la prescrizione sono Franco Benedetti, Bruno Benvenuti, Chiara Canali, ancora Nilvo Cerulli (per altra parte delle contestazioni), Angelo Collantoni, Augusto Donati (idem), Vincenzo Roberto Gabriele, Arnaldo Galantino, Mauro Ghini, Daniele Rosi, Antonella Sabato, Elio Schiano, Ugo Solari e ancora Andrea Terramoccia.

Professionisti, dipendenti comunali, componenti di commissioni, imprenditori, proprietari di immobili costituivano il gruppo degli imputati iniziali. L’inchiesta, all’epoca avviata dall’allora sostituto procuratore Stefano Pizza, si era articolata nell’individuazione di presunte responsabilità a vari livelli: alcune intercettazioni telefoniche avevano costituito la base per la formulazione delle accuse. E nel corso del procedimento di primo grado, durato numerosissime udienze, era stata fatta luce sulle irregolarità o sulla correttezza dei comportamenti. La sentenza del Tribunale non aveva lasciato soddisfatta né la Procura né molti dei difensori.

Una nutrita truppa di avvocati si è recata ieri dalla Maremma fino a Firenze per sostenere le ragioni dei propri assistiti anche in secondo grado. Il presidente della Corte di appello ha aperto l’udienza significativamente, facendo capire che il «mostro» (cioè il maxi processo - 42 gli imputati) era diventato «topolino» già in primo grado (mostro e topolino sono state le sue parole testuali) e che quindi con il passare del tempo le questioni avevano perso di interesse. L’appuntamento in appello era comunque inevitabile e, per ciò che gli avvocati credono di poter concludere, quella di ieri è la pietra tombale sul procedimento. Nel capo di imputazione erano state trattate questioni risalenti anche al 2005, o comunque iniziate in quell’epoca. Per conoscere le motivazioni della Corte di appello occorrerà attendere tre mesi.

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