Il Tirreno

Grosseto

Bassetti celebra San Cerbone «È la piazza più bella del mondo»

di Alfredo Faetti

L’omaggio del cardinale alla città che ha guidato fino al 1999: folla di fedeli e turisti in Cattedrale Alla festa in onore del patrono c’erano anche preti e diaconi arrivati dalle parrocchie della zona

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA MARITTIMA. Il cardinale Gualtiero Bassetti arriva in piazza Garibaldi non appena smette di piovere. «Guarda che meraviglia: è la piazza più bella del mondo» dice al vescovo Carlo Ciattini che lo tiene sotto braccio.

È la prima volta che il porporato torna in città dal dicembre 1999, l’ultimo periodo in cui guidò la diocesi di Massa Marittima e Piombino. «Questa città è sempre nei miei pensieri», dirà poco più tardi.

Ad attenderlo ci sono decine di fedeli, tra i quali risaltano le autorità civili e militari, e altrettanti sacerdoti, arrivati anche dall’Isola d’Elba: tutti riuniti dalla Solennità di San Cerbone, patrono di queste terre, celebrato ieri tra lo sguardo incuriosito dei turisti. Una famiglia di tedeschi assisterà all’intera mattinata con la bocca spalancata, dalla processione alla messa, fotografando i presenti, i cavalli del corpo forestale e ovviamente il Duomo di San Cerbone, quel santo prima eremita e poi vescovo, incline ai digiuni e al silenzio, vissuto nel 500 d.C. quando l’Italia era dilaniata da persecuzioni e invasioni barbariche.

Una storia che si è ripercorsa più volte nella lunga giornata massetana di ieri, iniziata davanti le Fonti dell'Abbondanza dove una piccola folla stava aspettando l'arrivo di Bassetti. Fedeli, certo, ma anche alti ranghi militari, il sindaco, il deputato Luca Sani, Luigi e Antonella Mansi, industriale il primo vicepresidente nazionale Confindustria la seconda.

Presenti anche i cavalieri e le dame dell'ordine dei Templari del San Sepolcro di Gerusalemme, con lunghi mantelli bianchi e le croci rosse ben in vista. Immagini suggestive che hanno richiamato i visitatori in vacanza a Massa, incapaci di distogliere lo sguardo. Il ritorno del cardinale è salutato con abbracci e applausi, prima che i presenti diano forma ad una breve processione verso la Cattedrale. «È bellissima» dirà Bassetti, felice di veder rinata anche la cupola: quando era lui a capo della diocesi, il tetto del Duomo era un cantiere aperto. Una volta dentro, fedeli e turisti prendono posto: i primi, vestiti di sobria eleganza, sulle panche, i secondi, in pantaloni corti e sandali, lungo le pareti. Fuori, intanto, pensionati disinteressati celebrano il laico rito dell'aperitivo, più interessati più interessati al torneo tra i balestrieri dedicato al Santo che si terrà nel pomeriggio, vinto poi da Riccardo Bernardini.

Accanto all'altare c'è il gonfalone di Massa Marittima e nelle prime file predisponi e diaconi arrivati da tutte le parrocchie della zona: Massa, Follonica. Scarlino ma anche Piombino e appunto l'Elba. «Cardinale, continui a volerci bene» dice Ciattini dando il via alla messa, che si concluderà con la benedizione papale inviata da Francesco, che nella tradizione cristiana porta all'indulgenza plenaria. «Questa è stata la mia prima diocesi da vescovo - ricorda Bassetti - e il primo amore non si dimentica mai». Seguiranno letture e preghiere che richiamano molto i temi massetani: l'accoglienza, il carcere e infine quel passaggio, dal Vangelo di Matteo, secondo cui «una città posta al di sopra del monte non si può nascondere né la mettono sotto il moggio», suonato come un invito ai presenti.

Il cardinale parlerà anche dei drammi attuali, come la disoccupazione giovanile, «l'imperversante corruzione», «le solitudini urbane» e «il dramma sordo dei migranti per cui il mondo è assente». Ma l'ultimo pensiero è ancora una volta per la sua Massa. «Siete sempre nelle mie preghiere, ogni giorno» dice dal pulpito, prima di uscire dal Duomo riaffacciandosi sulla piazza più bella del mondo, ora fatta brillare dal sole.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera