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Angherie in aula, genitori furiosi ritirano i figli dalla scuola
Caos in un istituto di Grosseto: una classe ha vemtisei alunni di cui più della metà non madrelingua italiani
GROSSETO. Scuola media di Grosseto, classe seconda. All’inizio dell’anno in una sezione sono iscritti sedici alunni, tutti italiani. In un’altra – omologa per materie insegnate – ventisei, dei quali circa la metà non madrelingua italiani e sei ripetenti. Tra questi ultimi, due ragazzi pluriripetenti, quindi di qualche anno più grandi degli altri.
Risultato: nella sezione a 26 i programmi rischiano di arrancare, zavorrati dalle difficoltà linguistiche di alcuni ragazzi. Sempre qui sono continue vessazioni, dispetti, “nocchini” in testa, spintoni, parole sconce scritte sulla lavagna e clima di terrore instaurato dai più grandi dei ripetenti a danno degli altri alunni. Conclusione: nelle ultime due settimane ben cinque famiglie hanno ritirato i propri figli dalla classe, mandandoli in un’altra sezione (due sono confluiti nella classe a 16, che è dunque salita a 18 ad anno avviato) o addirittura in un altro istituto, ricomprando tutti i libri, pur di mettere subito fine alla dolorosa esperienza dei figli.
Non tutte le famiglie, però, possono o vogliono trasferire i figli. Se c’è chi per principio pretende che la scuola sia un luogo dove gli alunni debbano poter contare su un clima sereno e sulla migliore didattica possibile, ci sono anche altre famiglie che invece, pur di togliere i loro ragazzi da questa situazione il prima possibile, vorrebbero trasferirli in un’altra sezione. «Ma purtroppo il trasferimento nell’altra sezione costa 500 euro», dicono alcuni dei genitori interessati.
Succede in una scuola grossetana della quale non è possibile pubblicare il nome né particolari che la rendano riconoscibile, nel rispetto delle norme per la tutela dei minori nell’attività giornalistica.
Una decina di famiglie è molto preoccupata e arrabbiata. Già l’anno scorso il gran numero di bambini stranieri e con una competenza non ottimale dell’italiano aveva rallentato il programma. Gli stessi insegnanti lo avrebbero ammesso, davanti ai genitori, in una riunione tenutasi a fine settembre. Proprio per recuperare il divario tra quanto fatto e quanto previsto di fare, infatti, i ragazzini in estate si erano visti caricare di compiti a casa.
Al rientro in aula la situazione invece di migliorare è peggiorata. Ai problemi sul piano didattico si sono aggiunti quelli di comportamento.
«Gli alunni in pari, tutti sugli 11 anni, sono terrorizzati da alcuni dei ripetenti molto più grandi di loro arrivati anche da altri comuni o comprensori – spiegano alcuni genitori –. Stiamo parlando di frasi sconce scritte alla lavagna, vessazioni, parolacce, “nocchini” in testa. Alcuni dei bambini stranieri hanno situazioni complicate alle spalle che riversano in aula con atteggiamenti arroganti che gli insegnanti sembrano non riuscire a controllare e correggere».
Perché – si chiedono inoltre i genitori – se c’erano 42 iscrizioni, si è fatta una classe di 16 e una di 26 e non due di 21 alunni ciascuna? E perché i ragazzini non madrelingua italiani sono stati messi tutti in una sezione, dove rappresentano la metà del totale, lasciando nell’altra solo alunni italiani? E ancora: perché ben sei ripetenti sono finiti anch’essi nella sezione a maggioranza stranieri? E cosa sta facendo la scuola per arginare questi comportamenti?
I problemi sono stati esposti chiaramente alla dirigente scolastica in una riunione che si è tenuta a settembre quando la preside ha incontrato alcuni genitori. Nel giro di una settimana si sarebbe dovuta tenere una seconda riunione dove la scuola avrebbe dato conto dei provvedimenti. «Alla seconda riunione però – dicono alcuni genitori – la dirigente non si è presentata. In quell’occasione c'era però la presidente del collegio dei professori che ci ha detto che a luglio la classe era stata “chiusa”, ma poi vi sono stati inseriti altri alunni».
L’indomani della riunione, riferiscono i genitori, si è poi verificato uno spiacevole episodio. «Il giorno dopo – raccontano alcuni genitori – un’insegnante ha riferito ai nostri figli della nostra protesta durante la riunione e se n’è lamentata con loro. Lo troviamo assolutamente scorretto dal punto di vista etico per un’insegnante: è una pressione inaccettabile sui ragazzi».
Ma perché poi pagare 500 euro per il trasferimento nell'altra sezione omologa? Il fatto è che nell'altra sezione è prevista la figura della lettrice di inglese. «E questo ci è stato prefigurato come obbligatorio», dice una mamma. «Ma non si è mai visto che in una scuola pubblica si debba pagare per un insegnamento. Dov’è finito il diritto allo studio sancito dalla Costituzione?».
Il clima, insomma è tesissimo. Cinque famiglie, come detto, hanno già trasferito i propri figli o in un’altra sezione o in un’altra scuola. Chi è rimasto, adesso, chiede solo di poter avere un confronto costruttivo con la scuola e con la dirigente. «Vogliamo solo incontrarla e capire insieme cosa è successo per avere due classi così sbilanciate – concludono i genitori – e quali provvedimenti intende prendere per risolvere la situazione e dare alla classe la serenità di cui ha bisogno».
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