Il presidio
Viene derubata da due donne e lancia l'appello su Fb: «Chi riconosce le ladre?»
Una negoziante posta sul web il video delle telecamere per risalire alla loro identità
GROSSETO. Segno dei tempi, anche i furti diventano sempre più social e finiscono in rete. Dopo essere stata derubata della cassa, a Grosseto la titolare di un negozio ha deciso di dare la caccia online a due donne servendosi di Facebook per rendere pubblico il furto da loro commesso e soprattutto le loro fisionomie, riprese dalle telecamere. «Qualcuno le riconosce?»
Lei si chiama Roberta Fregoli, ha 44 anni ed è la proprietaria del Déjà vu, un mercatino dell’usato in via Cere ben noto in città. «Guardate che cosa succede il 5 ottobre - è il suo appello lanciato via Fb al popolo virtuale degli internauti maremmani - Vi chiedo di guardare e far girare questo video. Se qualcuno dovesse conoscere o riconoscere le due ragazze anche nel suo negozio stia attento e denunci». Ecco dunque scorrere online i gesti repentini, le azioni furtive e la fuga, i corpi, gli abiti e i volti delle due responsabili che corrono sul social, visibili a chiunque (migliaia di persone) in maniera nitida e senza schermature (a parte i volti dei clienti rigorosamente oscurati). Immagini condivise, rilanciate, commentate da utenti indignati che su Fb contribuiscono a diffondere gesti e volti rendendo il tutto virale. «A chi le riconosce offro una pizza», propone un tipo solidale con la derubata.
A dire la verità quest’ultima - dopo il colpo inferto al negozio - ha fatto subito denuncia ai carabinieri di Grosseto, salvo poi dare questo “rinforzino” sul web. Lo scopo? Più d’uno: che è naturalmente quello di arrivare alle identità eanche - avverte lei - «quello di mettere in guardia i colleghi commercianti che dovessero trovarsi pure loro le due donne davanti. Serve la massima collaborazione di tutti i cittadini per aiutare le forze dell’ordine a svolgere le indagini - continua Roberta - Di fronte a queste situazioni, ai furti e alla criminalità serve coesione e unione tra tutti». Su questo il web può essere un veicolo. Da maneggiare naturalmente con estrema cura.
Ma veniamo a quel che mostra il video.
Via Cere è una piccola strada vicino a via Orcagna, alla periferia di Grosseto. E il fatto risale al 5 ottobre. Sono le 11 del mattino quando si consuma qua il furto lampo, poco più di due minuti in tutto. Roberta Fregoli è in negozio e le immagini diffuse dalle telecamere appese a parete (postate sul suo profilo Fb) ce la mostrano mentre lei serve i clienti (pixellati), dà informazioni, mostra oggetti, mobili e vassoi di porcellana, fa da sedere gente nei divani. In negozio ci sono diverse persone che guardano, osservano e perlustrano la merce e i vari angoli del negozio; Roberta parla con loro, spiega prezzi e caratteristiche. Poi spunta “in campo” (nella visuale della telecamera) anche questa coppia di due donne all’apparenza giovani, una vestita di nero e l’altra di bianco con tracolla, entrambe con occhiali scuri («Credo fossero italiane, non straniere»). Si fingono clienti interessate. «Una delle due si dirige verso la finestrina che dà nell’ufficio in cui avevo la scrivania con i soldi e indica tutto all’altra con il dito: vedi, i soldi sono lì dentro; il che mi fa pensare che tempo prima fosse già stata da me e sapesse bene dove andare. Poi nel video ci sono io che mi avvicino all’ufficio e loro due che fanno finta di niente, guardano i mobili». Una di loro si siede in un divano. «Poi nel momento in cui mi allontano di nuovo si alza fulminea, e tutte e due furtivamente vanno nell’ufficio dove una va a rubare di corsa e l’altra, quella vestita di bianco, fa da palo per vedere se io rientro in ufficio. Poi ecco che se ne vanno». Scappano, escono di scena. Il furto dura due minuti e mezzo e il resto è storia nota. La titolare trova la cassa ripulita (qualche centinaio di euro) e dopo aver fatto denuncia mette tutto su Facebook. «Stiamo uniti: diffondiamo il video. Chi le riconosce?», è il suo appello rivolto ai cittadini nella speranza che le tipe siano riconosciute e denunciate.
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