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Traffico di cuccioli sul web, coinvolti due grossetani: ma il processo si ferma

di Pierluigi Sposato
Traffico di cuccioli sul web, coinvolti due grossetani: ma il processo si ferma

Il giudice di Padova rimanda alla Procura le carte: «Le accuse sono generiche»

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GROSSETO. Nell’operazione chiamata “Binario 21” della Procura di Padova - su una presunta associazione per delinquere finalizzata al commercio illecito degli animali e alle truffe - c’erano finiti anche loro, due grossetani, Alessandro Lulli e Francesco Ruocco. L’altro giorno il gup Mariella Fino avrebbe dovuto decidere sul rinvio a giudizio o meno ma l’unica decisione presa è stata quella di rimandare gli atti alla Procura, perché le accuse sono generiche, imprecise e in contraddizione.

Ricomincia da capo, dunque, la fase finale del procedimento che in Maremma aveva avuto eco nell’ottobre 2013, quando la polizia di stato aveva effettuato alcune perquisizioni, contestualmente a quelle avvenute in altre parti d’Italia. Erano stati sequestrati documenti e fatture. La Procura veneta aveva tirato le somme, dopo aver effettuato anche delle intercettazioni telefoniche, e aveva chiesto il processo per svariati indagati, sostenendo l’esistenza di un’organizzazione criminale che avrebbe illegalmente importato dall’estero - e in particolare dall’Ungheria - cuccioli di cani e gatti non commerciabili per età e privi di documentazione sanitaria, reperendo gli acquirenti tramite internet. Per Ruocco, il pm aveva individuato un ruolo da responsabile logistico insieme ad altre sei persone, custodendo i cuccioli e poi cercando i clienti tramite web. Per Lulli, l’ipotesi era quella che il grossetano avesse fatto parte delle “cellule operative” che avrebbero avuto l’incarico di provvedere al trasporto dei cuccioli o al repertimento dei clienti e poi alla consegna, ricevendone il pagamento o in contanti o mediante l’accredito delle somme su carte poste-pay.

I difensori, tra cui i legali grossetani Riccardo Lottini e Romano Lombardi, avevano avanzato eccezioni alla prima udienza preliminare -oltre che sulla competenza territoriale - sulla indeterminatezza dei cosiddetti “reati scopo” (cioè presunte le truffe e altro) a corollario dell’associazione per delinquere. Il gup aveva invitato la Procura a precisare i termini ma ciò non è avvenuto: «L’atto depositato il 15 settembre non contiene gli elementi richiesti al pm, in quanto non sono precisate le singole condotte addebitate a ciascun imputato in relazione ai reati scopo, con riferimento a cosa, quando, come, nei confronti di chi»; e «non è dato comprendere l’entità dei danni patrimoniali asseritamente ingenti, la natura crudele e abietta dei motivi, la tipologia di lavori faticosi e di maltrattamenti subiti dagli animali». E in mancanza di questi elementi, il giudice ha ritenuto di non poter prendere decisioni. Il fascicolo è così tornato in Procura.

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