Il Tirreno

Grosseto

Il caso "farfalla" in piazza Nassiriya: "Sul monumento non si è ascoltata la voce della città"

di Gabriele Baldanzi
A sinistra il presidente di Fondazione Grosseto cultura Giuseppe Chigiotti (foto Bf), a destra il bozzetto dell'opera commisionata a Emilio Isgrò (foto da Il Corriere della Sera)
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A sinistra il presidente di Fondazione Grosseto cultura Giuseppe Chigiotti (foto Bf), a destra il bozzetto dell'opera commisionata a Emilio Isgrò (foto da Il Corriere della Sera)

Il centrosinistra critica la decisione del presidente di Fondazione Grosseto Cultura Chigiotti: "Per ogni progetto urbano serve partecipazione"

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GROSSETO. Ai consiglieri di opposizione del centrosinistra il nuovo corso impresso alla Fondazione Grosseto Cultura dal suo presidente Giuseppe Chigiotti, designato dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna nel luglio scorso, proprio non piace.

Un settimana fa Carlo De Martis ne stigmatizzò l’incapacità di cogliere la complessità e la ricchezza culturale del territorio, censurandone l’eccesso di autoreferenzialità nelle scelte fino ad allora operate, «con buona pace della natura pubblica della Fondazione e del ruolo in essa rivestito tanto dai soci privati quanto dai professionisti che vi operano».

Nel frattempo è intervenuta la Lega nord, spada in pugno, a difendere Chigiotti.

Quest’ultimo ha rilanciato la sua azione commissionando a Emilio Isgrò il progetto di una scultura monumentale («alta almeno otto metri», a detta dello stesso artista), da collocare a ridosso delle Mura medicee in occasione dell’anniversario dell’alluvione del 1966.

E così ieri i consiglieri comunali di centrosinistra sono tornati all’attacco – tutti insieme – sottoscrivendo un documento che evidenzia i limiti del metodo adottato da Chigiotti.

La nota porta la firma di Lorenzo Mascagni, Manuele Bartalucci, Ciro Cirillo, Marco Di Giacopo e Catuscia Scoccati del Pd, Carlo De Martis e Marilena Del Santo della lista Mascagni Sindaco e Rinaldo Carlicchi (Passione Grosseto).

«Della committenza a Emilio Isgrò, di cui saremmo certo felici di poter ammirare e vantare un’opera a Grosseto – spiega il centrosinistra – risulta che nessuno ne fosse stato informato: né il sindaco, né l’assessore alla cultura, né il consiglio di amministrazione della Fondazione, né il direttore di Clarisse Arte. Nessuno. Tuttavia, ciò che è più grave, a nostro parere, è che è la città a non essere stata informata, e men che meno coinvolta».

I consiglieri comunali di opposizione chiedono a Chigiotti, «a colui al quale è stata attribuita, pro tempore, la responsabilità di presiedere la Fondazione culturale della nostra città» di «fare uno sforzo per comprendere che l’arte pubblica è tale non semplicemente quando e perché la si realizza attingendo alle casse di un ente pubblico (aspetto in ogni caso non marginale visto che nel nostro caso si vocifera, in attesa di informazioni ufficiali, di diverse decine di migliaia di euro). L’arte pubblica, straordinario strumento di crescita culturale e coesione sociale, è tale invece quando nasce all’interno e dalle istanze della comunità in cui l’opera andrà a collocarsi e, a suo modo, vivere».

I consiglieri citano “La Città visibile” come esempio virtuoso di arte pubblica prodotta dalla Fondazione Grosseto Cultura, «progetti legati alla città patendo dalla comprensione delle sue peculiarità attuali, dalle prospettive del territorio e dei suoi abitanti».

Secondo De Martis e gli altri consiglieri «dare strumenti di comprensione ai cittadini, o farli partecipare alla ideazione di nuove opere, dovrebbe essere parte integrante di ogni progetto di arredo urbano. L’arte pubblica non ha difatti valore assoluto ma relazionale, e se non serve a qualificare lo spazio relazionandosi con i cittadini fallisce miseramente. Confidiamo quindi che il nuovo presidente della Fondazione Grosseto Cultura, dopo questi primi mesi di rodaggio non proprio felici, con un piccolo sforzo di umiltà, riesca a rendersi conto dell'importanza, dell’utilità e anche della bellezza di ascoltare le tante voci che animano la nostra città, e di contribuire a farla crescere rendendola non semplice spettatrice, ma parte attiva di un percorso culturale condiviso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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