Il presidio
Una scultura monumentale per ricordare l’alluvione
Il presidente Chigiotti commissiona a Isgrò una farfalla di 8 metri per piazza Nassiriya. Ma sindaco, assessore alla Cultura e Fondazione non ne sanno nulla
GROSSETO. Si racconta che il lievissimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo. È il cosiddetto effetto Butterfly. A Grosseto la farfalla che innesca l’uragano è quella che ha in mente Giuseppe Chigiotti, una scultura monumentale in bronzo alta 8 metri, a firma di Emilio Isgrò, che sarà collocata in piazza Nassiriya, per volontà del presidente di Fondazione Grosseto Cultura. Un’opera per ricordare i cinquant'anni dell'alluvione provocato dall’esondazione dell’Ombrone, il fiume che sfiora la città. Bronzo, pietra nera o ceramica modulare.
Il battito d'ali. La notizia arriva da Milano. E a darla, al Corriere della Sera, è l’artista stesso, nel supplemento culturale della domenica. Isgrò, in un articolo a sua firma, illustra il progetto, spiegando che è stato commissionato dalla Fondazione. Ma così a Grosseto non risulta. Né in Comune, dove il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore Luca Agresti cadono dalle nuvole (idem alcuni consiglieri del cda della Fondazione), né in sede, dove il direttore Mauro Papa ricorda - a chi gli chiede una dichiarazione, un commento - che non è autorizzato a parlare. Soprattutto di ciò che non conosce.
Primi commenti. «No, non ho mai sentito parlare di quest’opera - conferma l’avvocata Alessandra Paolini, membro del cda della Fondazione Grosseto Cultura, raggiunta al telefono - mi sembra un progetto di alto profilo e non vi è dubbio che l’artista scelto goda di una fama enorme. Ho solo due curiosità di dettaglio: quando ne abbiamo parlato e come lo pagheremo. Ma mi rendo conto di andare fuori tema».
Cambio di rotta. In realtà ci sarebbero anche altre considerazioni da fare. Proprio il direttore Mauro Papa, di recente, ha dato alle stampe, insieme al direttore dei servizi museali Mariagrazia Celuzza, una pubblicazione (“La Grosseto visibile”) che va in direzione opposta. Mai più monumenti imposti, mai più, a Grosseto, arte pubblica senza condivisione e partecipazione. «La città - scrivevano nel 2003 Papa e Celuzza - è esibizione tangibile dell'anima comunitaria (in greco città è “polis”, cioè “molti”) e i monumenti tradizionali rischiano di incarnare solo il protagonismo di alcuni, cioè degli individui che li realizzano o li fanno realizzare. Invece sarebbe opportuno creare opere che, oltre ad essere realmente contemporanee, cioè capaci di leggere il presente, siano “in trasformazione” e assecondino la crescita della comunità residente, opere che possano quindi anche essere effimere come le installazioni o gli interventi ambientali, a patto che non si risolvano in eventi episodici e semplicemente spettacolari. Bisogna sempre ricordare che i veri proprietari dell'opera pubblica sono i fruitori: se la vandalizzano o la evitano, o semplicemente non la proteggono, vuol dire che non la comprendono».
Lo schizzo. Emilio Isgrò, 79 anni, ha immaginato la farfalla che soppianta la zanzara portatrice di malaria, a sovrastare l’incisione della canzone “Maremma Amara” e le relative cancellature.
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