Il Tirreno

Grosseto

Ultima transumanza dopo 70 anni

Ultima transumanza dopo 70 anni

Luciano e Dino Giannarelli si ritirano dopo una vita spesa dietro al gregge

2 MINUTI DI LETTURA





SCARLINO. Sono settant’anni che Luciano e Dino Giannarelli si spostano con il loro gregge di pecore tra la Maremma e l’Appennino Tosco Emiliano ma quello di sabato è stato un viaggio molto diverso dagli altri: è stato il viaggio dell’ultima transumanza.

I due fratelli sono gli ultimi pastori transumanti della Maremma e la loro storia inizia quando da bambini hanno fatto i loro primi viaggi a piedi tra Sassalbo, nel comune di Fivizzano nell’alta Lunigiana e il loro podere a Scarlino.

Più di 200 chilometri di distanza tra una paese e l’altro, spesso percorsi attraverso i tratturi, e una vita dietro al gregge: «sono settant’anni che faccio il pastore – racconta Dino, il fratello, più anziano che di anni ne ha 82 – i primi due viaggi me li sono fatti a piedi da bambino, me li ricordo come fosse oggi, poi non è più stato necessario e adesso usiamo il camion – racconta con una vena di nostalgia – in passato siamo stati bene, il lavoro e la vendita del latte rendevano ma oggi no, oggi non ne vale più la pena, siamo abbandonati da tutti e questo è uno dei motivi che ci hanno portato a scegliere di smettere, non abbiamo mai avuto un riconoscimento per il duro lavoro che abbiamo fatto per tutta la vita, anzi, le condizioni sono peggiorate di anno in anno fino ad oggi».

Poi i loro racconti continuano quasi come in una novella toscana: «siamo nati così, a “strasciconi” per la Maremma, siamo nati durante la transumanza, siamo stati tutta la vita dietro alle pecore, chi a mungere, chi a far nascere gli agnellini, ognuno con i suoi compiti».

Una vita trascorsa tra gli alpeggi dell’Appennino e la piana di Scarlino, 4 mesi estivi in montagna e il resto dell'anno in Maremma: «ora basta – dice Dino – è arrivato il tempo di riposarsi e di lasciare il lavoro, sono vecchio e questo lavoro non lo posso fare più».

Resta solo un rimpianto: «peccato che non c’è nessuno a prendere il nostro posto – continua Dino tra il serio e il dispiaciuto – mio nipote non sa neanche quante zampe ha una pecora, guai a parlargli di pastorizia, sarebbe stato bello se fosse continuata la tradizione di famiglia che va avanti da generazioni e generazioni ma che ci vuoi fare, i giovani sono così».

Giulia Sili

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web