Il Tirreno

Grosseto

Omicidio Amiata, la Cassazione dice no

di Pierluigi Sposato
Omicidio Amiata, la Cassazione dice no

Respinto il ricorso di Claudio Orlando, sospettato di aver ucciso lo zio: l’ordinanza di fermo viene ritenuta esaustiva e logica

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GROSSETO. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Claudio Orlando, il 46enne finito in carcere perché sospettato di aver ucciso lo zio Antonio Tucci, nel dicembre scorso, a Castel del Piano.

Orlando si era rivolto ai giudici romani dopo che, nel gennaio 2016, il Tribunale della libertà di Firenze aveva respinto il ricorso presentato contro l’ordinanza del gip di Grosseto. L’indagato lamentava proprio che il gip avesse avallato acriticamente la ricostruzione che la Procura aveva effettuato nel decreto di fermo e che i giudici fiorentini non avessero dato risposte esaustive alle contestazioni mosse dalla difesa (espresse in una memoria depositata in udienza), richiamandosi semplicemente alle argomentazioni svolte dal gip nell’ordinanza di custodia cautelare.

La Procura generale aveva chiesto che il ricorso fosse respinto perché inammissibile. E di questo parere è stata anche la sezione presieduta da Massimo Vecchio, nell’udienza del luglio scorso i cui contenuti sono però disponibili soltanto adesso. Perché l’udienza davanti a Roma è stata la prima occasione in cui sono state avanzate deduzioni in merito alle violazioni di legge riguardanti l’ordinanza che disponeva il carcere: non vi erano né nella memoria del 20 gennaio né in quella del 27 gennaio. «Resta ignoto in cosa sia costituito il difetto di autonoma valutazione». E a proposito della motivazione del Tribunale del riesame, questa secondo la Cassazione «non appare né carente né illogica. Il Tribunale ha dato adeguatamene conto delle ragioni che imponevano la misura cautelare restrittiva, sul punto della reiterazione criminosa, valutando non il titolo del reato ma la condotta realizzata dal prevenuto, la spiccata capacità a delinquere dimostrata, avendo commesso il reato per banali motivi economici nei confronti di una persona anziana e invalida, e la personalità desunta dai precedenti penali caratterizzati dall’uso di violenza verso la persona». Inoltre, ritenuto «fuori asse il richiamo difensivo alla presunzione di innocenza»: il quadro che aveva portato alla misura cautelare non ha nulla a che vedere con l’accertamento di responsabilità.

Orlando aveva presentato ricorso anche per la mancata decisione sulla concessione del gratuito patrocinio: la Cassazione ha ritenuto questo motivo infondato e senza alcuna compromissione del diritto di difesa. Dovrà pagare le spese processuali di questo ricorso.

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