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Le antiche macine sbriciolate dalle motoseghe

Le antiche macine sbriciolate dalle motoseghe

Alcune distrutte dalle macchine taglia-bosco, altre sparite. Il rammarico dello studioso che le scoprì

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MONTE AMIATA. Che peccato: le macine di pietra locale, probabilmente di epoca medievale, usate – ipotizzano gli studiosi – per macinare le castagne secche o il grano, ritrovate nel bosco attorno al prato delle Macinaie, non ci sono più.

Sono andate perdute o in frantumi sotto i macchinari dei diboscatori. Gianni Cannavale, lo speleologo che anni fa le aveva ritrovate, scoprendo così anche il motivo per cui il luogo si chiamava Macinaie, è stupito e addolorato: «Qualche anno fa – dice – mi occupai di una scoperta interessante. Una cava di macine in pietra, di sicura datazione medievale – dettaglia con tanti particolari – ubicata nei pressi della località le Macinaie. La notizia ebbe risalto e finì sui media perché si trattava della prima scoperta in tal senso sul monte Amiata».

«Fino ad allora – continua a spiegare l’esperto – si riteneva che le macine a palmeti venissero prodotte nei pressi di Radicofani e solo dopo importate sull’Amiata. Questa scoperta, sicuramente, ha contribuito a comprendere meglio l’economia di quel tempo e apre a nuovi studi».

«Segnalai la cosa – continua Cannavale – così come prevede la norma, diverse volte anche alla Soprintendenza, ma mai nessuno si è presentato per prendere visione del sito».

E quindi la scoperta che lo riempie, comprensibilmente, di rammarico. Oggi, facendo una passeggiata in quella zona, mi sono accorto che le attività di disboscamento hanno letteralmente distrutto tutto. Delle diverse macine che erano sparse sul terreno ne è rimasta solo una già cavata e finita e un’altra abbozzata, ma ancora da cavare. Il resto ormai sono solo sassi buttati all’aria. Ci sono segni delle macchine diboscatrici ovunque, anche sui sassi spostati e accatastati per consentire il passaggio. Che desolazione...».

A questo punto Cannavale chiede: «E dove sono invece finite quelle macine che erano sul terreno? Perché nessuno si è preoccupato di tutelare i segni lasciati dai nostri avi? Una società è ciò che è, perché è frutto del passato. Ignorandolo si finisce non solo per commettere gli stessi errori, ma si rischia di non aver futuro».

(f.b.)

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