Il presidio
IL VISIBILE, L’INVISIBILE GLI ORIZZONTI
di STEFANO ADAMI Quanto è visibile la città? Sembrerà ai cittadini che a fasi lo sia troppo, in altre fasi quasi per nulla. Ci sono momenti - come questo primo fine settimana di ottobre che stiamo...
di STEFANO ADAMI
Quanto è visibile la città? Sembrerà ai cittadini che a fasi lo sia troppo, in altre fasi quasi per nulla. Ci sono momenti - come questo primo fine settimana di ottobre che stiamo vivendo con un tempo incerto - in cui manifestazioni, eventi, attività, incontri e discussioni di valore si moltiplicano, si intrecciano, si accavallano, rischiando di elidersi a vicenda.
E momenti in cui, invece, c’è il deserto. Momenti in cui si vivono sindromi di Stendhal minori. Momenti visibilissimi e momenti di buio. Tutto o nulla. Si rischia poi di entrare nell’inverno cittadino in cui succede ben poco.
I circoli di canasta. Gli aperitivi in centro. La movida invernale davanti ai bar notturni. La castagne intorno al fuoco. I video. Il fantacalcio. Si attende, in sostanza, la primavera e poi l’estate.
«Sono nato in una piccola città toscana», scriveva Bianciardi (si sente già dire: «Ah... Voi maremmani... Sempre con Bianciardi!»). Quella piccola città toscana, continuava, con meno tradizioni, con un minor peso del passato sulle spalle. Proprio per questo, quindi, sarebbe la più adatta a cercare ed interrogare il nuovo. Al momento, nel bel paese, e non solo, infatti, si procede bordeggiando lungo costa, alla giornata. Ma non può durare: Aristotele ha ragione quando dice che non ci sono venti per chi non sa dove vuole andare.
Le tradizioni e le individualità si svuotano, perdendo di significato. Diventano dei semplici simulacri, delle apparenze. Anche quello che è visibile perde spessore. L’unica è cercare allora di capire cosa prepara per noi il domani, cosa vogliamo da quello che domani sarà. Capire i volti del domani. Andare oltre il visibile.
Ho chiesto al mio vicino, il grigio e brillante George, che cosa ne pensa. Come vede momenti come questo, in cui numerose iniziative si moltiplicano davanti allo spettatore, per poi lasciare, magari, fasi diverse, morte. «Ah, non me lo dire!» - mi ha risposto - Pensa che da ragazzo il luogo degli appuntamenti con i miei amichetti era la pompa di benzina...». Ma anche la benzina finisce. C’è dunque da utilizzare le forze di incontro e dialogo di una comunità per guardare l’orizzonte. Ed oltre l’orizzonte. Quale luogo migliore della piccola città toscana per farlo? Ammesso che, al di là delle dichiarazioni d’intenti, la piccola città toscana lo voglia fare davvero.
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