Il presidio
Da Roccalbegna la minaccia di un Aventino
Le parole di Gesmundo non vanno giù agli amiatini: pronti allo strappo se non si fa un passo indietro
Dopo l'Anpi, anche Coldiretti prende ufficiale posizione per il sì referendario. E si solleva un polverone.
Dall'Amiata si minaccia lo strappo dall’associazione o un Aventino. «Coldiretti sono io», si infervora Tiziano Momini di Roccalbegna, presidente della sezione Coldiretti del paese amiatino e socio storico di questa associazione che potrebbe lasciare, sbattendo la porta, il suo incarico di presidente, portandosi dietro molte piccole aziende rocchigiane socie di Coldiretti.
Il motivo che spiega lo stesso Momini e che ha provocato reazioni forti anche in molti altri piccoli imprenditori agricoli dell'Amiata e della Maremma, sta nella posizione esplicita che Coldiretti ha preso in occasione del Mandela Forum dove si è tenuta la Giornata nazionale dell'extravergine italiano, alla presenza del premier Matteo Renzi.
In questa occasione il segretario generale Coldiretti Vincenzo Gesmundo si è schierato apertamente per il sì al referendum. «È la prima volta in 60 anni - si accalora Momini - che la Coldiretti diventa soggetto politico. E pensare che Gesmundo si è sempre riempito la bocca con la parola autonomia. Mai Coldiretti ha manifestato in modo così esplicito le sue idee politiche. Bisognerebbe che pensasse di più ai problemi dell'agricoltura: grano, latte, predazioni, ungulati. Invece i risultati su questi temi non si vedono per nulla. Il prezzo del latte cala, cinghiali e lupi si moltiplicano. E la Coldiretti? Dice sì al referendum. Chissà quanto ci interessa. Meno che zero. I nostri problemi restano lì».
Momini ricorda che alcuni giorni fa i rappresentanti di Coldiretti erano stati ad Arcidosso per un incontro con gli associati e nulla era trapelato di quanto sarebbe avvenuto al Mandela Forum: «Abbiamo discusso - racconta - di latte, grano, castagni, predazioni, cinghiali. Eravamo una cinquantina di persone. È mancata la trasparenza di avvertirci che la strada per il sì sarebbe diventata ufficiale. Ma quello che ci fa più male - aggiunge Momini - è che nell'occasione del Forum, non si è data la parola al sindaco di Grosseto Vivarelli Colonna. Non si è tenuto conto che Grosseto possiede la maggiore quantità di ovini e di grano di tutta la Toscana. Io sono nato in Coldiretti e sono stato con Vivarelli Colonna per 20 anni nell'associazione. Posso dire che nessuno conosce come lui i problemi agricoli della provincia. E lo hanno imbavagliato. Sono deluso, amareggiato, schifato. Grande propaganda e pochi risultati. Basta ricordare che siamo ancora in attesa del decreto promesso dall'assessore regionale Remaschi in merito agli ungulati. Al forum non si è parlato per nulla nemmeno di predazioni, di tutela del territorio. Siamo offesi da questo comportamento che cavalca interessi diversi da quelli della piccola impresa. Certo sono passati i tempi in cui il rappresentante di Coldiretti veniva in Lambretta da Grosseto, azienda per azienda per compilare le domande e stare vicino alle imprese. Tempi preistorici. Ora si fa politica e le piccole imprese sono finite nel dimenticatoio».
Momini, sostenuto da molti altri colleghi, sbotta: «Coldiretti è in declino. Per la prima volta è fuori dalla Camera di Commercio, non ascolta i veri interessi delle aziende. Noi vogliamo che metta a fuoco i problemi veri delle realtà agricole che si affidano a lei e non batta vie che non le competono. Non rassegnerò subito le mie dimissioni da presidente della sezione Coldiretti di Roccalbegna - dice Momini - ma se le cose non si chiariranno, non escludo affatto, anzi ritengo probabile la fuga mia e di molti altri colleghi verso orizzonti associativi diversi».
Fiora Bonelli
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