Il Tirreno

Grosseto

Luciana Rocchi lascia la direzione dell’Isgrec dopo ventitré anni

di Francesca Ferri
Luciana Rocchi lascia la direzione dell’Isgrec dopo ventitré anni

La fondatrice dell’Istituto passa il testimone a Valerio Entani «Cambiamento necessario, avrei voluto farlo prima»

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GROSSETO. Dopo ventitré anni Luciana Rocchi lascia la direzione dell’Isgrec. L’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea, da lei fondato nel 1992, da una settimana è diretto da Valerio Entani, ricercatore grossetano, da anni collaboratore dell’Isgrec.

«Un cambiamento tanto importante quanto necessario – dice Luciana Rocchi, che si è congedata il 5 settembre con una comunicazione al consiglio direttivo –. Sono felice di passare il testimone a una persona nuova e giovane, che conosce bene l’Istituto, la materia e il territorio. Sono certa che sarà in grado di continuare il percorso di crescita dell’Istituto. Un passaggio che tuttavia avviene in un momento critico, carico di incognite sul futuro».

Da un paio d’anni, infatti, da quando cioè la Provincia ha cominciato a essere smantellata, l’Istituto, punto di eccellenza nella ricerca, fonte preziosa di didattica, centro di riferimento per studiosi italiani ed esteri e custode della memoria locale – e non solo – si è visto privato dei fondi necessari al funzionamento. In primo luogo per gli stipendi dei giovani ricercatori.

«La decisione era maturata da tempo: 23 anni per un direttore è esagerato», dice Rocchi. «Io da tanto e premevo e fremevo per fare un’operazione di ricambio che era assolutamente indispensabile. Avrei fatto prima questo passaggio, ma l’Istituto si è ritrovato a soffrire una crisi di risorse. Da quando la Provincia era sotto l’amministrazione di Lio Scheggi ci siamo visti riconosciuti un mandato culturale. Poi ci siamo trovati a terra: l’ex presidente a Emilio Bonifazi ha in parte tagliato perché non aveva più risorse, e in parte perché non ha creduto e ascoltato la nostra richiesta di lavorare sul territorio, con i Comuni, affinché riconoscessero l’utilità del nostro lavoro. Lo abbiamo fatto noi ed è durata due anni. E io non me la sono sentita di andare via nel pieno della crisi».

Nonostante le difficoltà finanziarie degli ultimi anni, l’Isgrec ha mantenuto alto il livello della ricerca e della didattica. L’ultimo progetto, in ordine di tempo, è di livello europeo, “Memorie di frontiera”, che coinvolge Francia, Lettonia, Germania, Slovenia, Spagna e Italia. E l’Isgrec è l’unico partner italiano. Un’eccellenza che non è eccezione. Negli ultimi anni l’Isgrec si è visto finanziare tre progetti dall’estero che hanno portato a stringere molte relazioni a livello internazionale, linfa vitale per i ricercatori.

Riassumere quello che l’Isgrec ha fatto in questi 23 anni di direzione Rocchi è impossibile. Dal lavoro archivistico a quello di ricerca, dalla divulgazione alla didattica. Nel mezzo chilometro di scaffali l’Istituto conserva migliaia di libri e svariati fondi archivistici (l’Istituto inventaria anche archivi dei Comuni, l’ultimo quello di Civitella Paganico). Ma non guarda solo al passato.

«Stiamo per cominciare un progetto di sperimentazione di filosofia nelle scuole con le elementari del terzo circolo – spiega Rocchi –. Una cosa a cui tengo tantissimo, perché è importante coltivare il pensiero critico fin dalla più tenera età».

Ventitré anni di studio e di lavoro gomito a gomito con i suoi collaboratori. Che Rocchi vuole ricordare nome per nome: Elena Vellati, Riccardo Lucetti, Marco Brilli, lo stesso Valerio Entani e soprattutto Barbara Solari, responsabile del Centro documentazione donna. E quando le si chiede qual è stata la cosa più bella di questi anni, Luciana Rocchi non ha dubbi: «Lavorare quotidianamente con un gruppo di persone – spiega – con relazioni umane e una condivisione culturale e un dialogo umano e culturale notevole. Poi le cose belle sono state la ricerca sulla Spagna, la ricerca sulle donne, il lavoro sull’agricoltura e il paesaggio, sull’urbanistica, sulle persecuzioni antiebraiche, il lavoro sulla scuola. E aver conosciuto persone come Scalfaro, Raimondo Ricci, Enzo Collotti. Ma l’eredità più bella è stata comunque lavorare con questo gruppo, le decisioni prese insieme, le riunioni intorno al tavolino. Con loro ho condiviso pezzi di vita notevoli».

Rocchi continuerà a collaborare con l’Isgrec e coordinerà il comitato scientifico. E ha un messaggio. «L’Istituto è luogo di ricerca, divulgazione e di lavoro culturale – dice –. Abbiamo un archivio e la biblioteca aperta al pubblico. Questo è un luogo dove non ci sono colori: non è un soggetto politico. Se non viene compreso questo sarà dura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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