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il lutto

Ha combattuto per salario e lavoro Addio a Dina Radi

di Alfredo Faetti
Ha combattuto per salario e lavoro Addio a Dina Radi

GAVORRANO. Dina Radi conosceva il significato della parola sacrificio, così come quello di giustizia. La prima parte della sua vita l’ha passata a combattere, prima sotto i bombardamenti della...

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GAVORRANO. Dina Radi conosceva il significato della parola sacrificio, così come quello di giustizia. La prima parte della sua vita l’ha passata a combattere, prima sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e dopo per strada, a pretendere i diritti al lavoro dei minatori gavorranesi. Non sono stati anni facili, per niente.

Il marito Radino era impegnato attivamente con attività politiche e sindacali, mentre lei, senza mai smettere di appoggiarlo, si occupava delle tre figlie, dei nonni che vivevano con loro, a far quadrare i conti con i pochi soldi che c’erano in casa, visti i miseri salari e lunghi giorni di sciopero. Una vita condotta con l'intensità di chi ha vissuto sulla propria pelle le pagine di storia, terminata nella notte tra sabato e domenica a Milano, dove ormai si era trasferita da molto tempo insieme alla sua famiglia.

La sua scomparsa ha colpito nel profondo le memorie storiche minerarie e oggi Gavorrano rende omaggio a «una protagonista insieme ad altre decine di donne nella lotta dei cinque mesi», per riprendere le parole dell'ex sindaco Mauro Giusti.

La lotta dei cinque mesi: quella per ottenere un salario decoroso e un posto di lavoro migliore. Una lotta portata avanti a suon di scioperi, di battaglie sindacali, di scontri e proteste contro un sistema antico e arido, che ha prosciugato i suoi uomini per lunghi periodi tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Intanto Dina, con le altre donne gavorranesi, mandava avanti casa, senza mai tirarsi indietro quando la lotta aveva bisogno di lei. «Dina era così: una formica laboriosa con pochi soldi con tre figlie e i nonni in casa, ha combattuto la sua battaglia silenziosa di ogni giorno durante gli anni della guerra e delle successive battaglie per i diritti di tutti - ricorda oggi suo nipote Iuri Caturelli via social - Non lo ha fatto nelle piazze o in prima fila, ma se le cose sono poi riuscite il merito è anche suo e di moltissime donne come lei. Quando le persone riescono a trasmettere questi valori ai figli ai nipoti e ai pronipoti queste persone non moriranno mai nei cuori di chi ha avuto il privilegio di viverle».

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