Il Tirreno

Grosseto

Strade ko, la Provincia le chiude alle bici

di Fiora Bonelli
Strade ko, la Provincia le chiude alle bici

Crepe e buche, l’ente non ha soldi per sistemare l’asfalto e vieta il transito. Nell’ambiente delle due ruote esplode la rabbia

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CASTEL DEL PIANO. Strade provinciali del Grossetano chiuse dalla Provincia alle biciclette e ai motocicli. Per sicurezza, dice l’ente, perché sono talmente dissetate che potrebbero mettere a repentaglio l’incolumità dei ciclisti e dei motociclisti.

La Provincia, insomma, si mette al riparo, ma i ciclisti insorgono, perché il cicloturismo e il ciclismo da diporto è, oggi, una delle attrattive in esponenziale crescita. Così si tagliano le gambe a questa prospettiva turistica.

Il caso riesplode all’approssimarsi della Randonne etrusca, uno splendido anello che da Scansano, il 2 ottobre, porterà centinaia di ciclisti in Amiata e poi di nuovo in Maremma, a percorrere strade poco note e suggestive che solo a passo d’uomo possono essere assaporate (si veda articolo in basso).

Ebbene, la strada provinciale 119 Cellena - Selvena, un tratto dell’anello che i ciclisti avrebbero dovuto percorrere, è stata chiusa. Corrado Corridori, responsabile del reparto bike dell’Antico Casale di Scansano e consigliere della Società sportiva ciclismo di Grosseto è assai risentito.

«Ci fanno passare i bilici da 400 quintali – dice Corridori – e dicono alt alle biciclette. Bisogna sapere che il cicloturismo è la nuova frontiera del turismo mondiale. In Maremma, poi, questa attività è cresciutissima. L’Antico Casale ci ha ultimamente investito 150.000 euro, utilizzati in parte per l’acquisto di una flotta bici, e ha avuto in questo settore un incremento del 300 per cento. Abbiamo pure un circuito privato e stiamo per tenere il primo corso per diventare maestro di ciclismo, per frequentare il quale arrivano aspiranti da ogni parte d’Italia. Abbiamo già 40 iscrizioni».

Il reticolo di strutture che offrono la bici agli ospiti si estende ormai da Capalbio all’Amiata e arriva a Monte Antico. Aziende e associazioni vi hanno investito denari e energie. «Siamo conosciuti già in tutta Europa come zona – dice ancora Corridori – perché le nostre strade sono prive di traffico automobilistico. Un giornalista del settore ha definito la Maremma come la pista ciclabile più grande del mondo e ha ragione. Abbiamo uno scrigno prezioso. E loro che fanno? Ce lo chiudono».

“Loro” è la Provincia con la quale Corridori scaglia la sua rabbia perché, invece di aggiustare le strade, preferisce chiuderle. «Noi andiamo alle fiere, cerchiamo a nostre spese il cicloturista, paghiamo le tasse, costruiamo una filiera importante grazie alla quale facciamo scoprire anche i luoghi più periferici e selvaggi e nemmeno le infrastrutture ci rendono disponibili – si sfoga –. A maggio del prossimo anno terremo il corso di guida ciclistica a Scansano, a dimostrazione della grande importanza che questa attività riveste per il nostro territorio. Praticamente che dovremmo fare? Dovremmo andare a pedalare a Capalbio perché lì le strade sebbene non in ottime condizioni, non vengono chiuse? C’è troppo traffico. I ciclisti preferiscono una viabilità senza auto o quasi. Dalla Maremma all’Amiata siamo una sorta di terzo mondo. Togliamogli anche questa attrattiva e siamo fritti».

Corridori elenca le strade chiuse ultimamente al pedale: la strada provinciale 119 (Cellena-Selvena), la strada provinciale 117 (Crocina, Semproniano-Roccalbegna), la strada provinciale 112 (Usi) e la strada provinciale 55 (Stribugliano) al chilometro 7. Prossima alla chiusura anche la strada provinciale 74 (Sabatina-Campagnatico).

Corridori avverte di aver contattato, come membro della Fic, anche i responsabili provinciali della Fiab Angelo Fedi e della Uisp Giovanni Pettinari e a breve chiederà un colloquio in Regione.

«Voglio sapere a che gioco si gioca – dice – perché siamo dentro iniziative come la Via Clodia e stiamo facendo la mappatura per la Via del sale. Prodotti vendibilissimi anche all’estero. Portiamo gente che altrimenti non verrebbe qui in nessun altro modo. Tutti i ciclisti hanno tessera e assicurazione. Non si comprende questa quasi intolleranza ai cicloamatori concentrata nei nostri luoghi. I responsabili regionali ci devono ascoltare. Chiederemo un incontro ai sindaci. Questa cosa ci sta tagliando le gambe, ma soprattutto le taglia a un intero comprensorio».

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