Il presidio
Niente castagne Per i produttori serve lo stato di calamità
CASTEL DEL PIANO. Catastrofe castagne sul monte Amiata. I castanicoltori invocano la calamità naturale e, almeno quelli che hanno i castagneti sotto i mille metri, sbottano: «I castagni sono pieni...
CASTEL DEL PIANO. Catastrofe castagne sul monte Amiata. I castanicoltori invocano la calamità naturale e, almeno quelli che hanno i castagneti sotto i mille metri, sbottano: «I castagni sono pieni di cinipide, in parte spogli e in parte con foglie accartocciate e secche. Ricci zero. È inutile che gli esperti vadano dicendo che il cinipide non c’entra e che ci sono altre cause. Noi le galle le abbiamo viste a primavera: erano tantissime. I castagni erano rossi come ciliegi».
È un coro, quello dei castanicoltori che hanno appezzamenti a cominciare dai 600 metri sotto Castel del Piano, e poi verso Pian del Ballo, Tepolini, e a salire fino alle piane e oltre. Ettari ed ettari. Invocano la richiesta di calamità naturale, perché il mercato delle castagne fa girare in Amiata circa 5-6 milioni di euro, a salire se il raccolto è ottimo. Da tre anni, invece, la montagna soffre. Da quando è arrivato il cinipide, nonostante i lanci dell’insetto antagonista torymus, la situazione non appare migliorata.
Eppure secondo Lorenzo Fazzi, presidente dell’Associazione della castagna del monte Amiata e di GenomAmiata, la colpa non è del cinipide. «È vero che è una tragedia – dice – ma è anche vero che nelle zone dove si sono fatti i primi lanci di torymus, Monticello e Sorano, i castagni hanno una bella chioma, ma non frutti. Vuol dire che non dipende dal cinipide, ma dal fatto che per motivi climatici le castagne non hanno allegato». Quanto ai castagni secchi, Fazzi è convinto che la causa siano altre malattie, come quella dell’inchiostro. «Abbiamo coperto col torymus tutti i castagneti, ma si sa che occorrono 5 anni per fare effetto. Contiamo di organizzare un convegno per la festa della castagna di Arcidosso e un incontro con associazioni di categoria e istituzioni per capire se si può chiedere la calamità naturale». (f.b.)
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