Il presidio
Il nuovo “Feminesimo” di Lea Monetti ai Bigi
GROSSETO. Oggi alle 18 alla Chiesa dei Bigi in via Vinzaglio Lea Monetti inaugura la sua mostra, In principio fu Eva. E poi...”. Pittrice, scultrice, ritrattista, esperta in tecniche antiche e...
GROSSETO. Oggi alle 18 alla Chiesa dei Bigi in via Vinzaglio Lea Monetti inaugura la sua mostra, In principio fu Eva. E poi...”.
Pittrice, scultrice, ritrattista, esperta in tecniche antiche e affresco, Lea Monetti ha seguito i corsi dell’accademia di Firenze per poi passare, negli anni Settanta, alla “Scuola della realtà” di Annigoni a Firenze. È stata poi assistente e restauratrice agli affreschi strappati nello studio di Bruno Saetti a Montepiano. Ha lavorato indipendente da gruppi, con la galleria Aldobrandeschi di Micheli dal 1972.
Del 1980 è la monografia per la galleria San Giorgio di Mestre presentata da M. Lucchesi e G. Viviani. Ha lavorato in esclusiva per “Galleria 38” di Grosseto, per la galleria “Cour du cigne” di Ginevra, per 900 Arte Italiana e Art Club 2 di Roma. Ha realizzato numerose personali in Italia, Svizzera, Germania. È di quel periodo una mostra di affreschi staccati al Cairo, patrocinata dal Ministero degli Esteri che, successivamente, ha promosso una sua personale a Wolfburg.
Del 1988 Lea Monetti ha un contratto in esclusiva con il manager G. B. Remo Bianco, famoso e stimato esperto di pittura contemporanea.
Da allora è stata presente a tutti gli Expo e gli eventi più rappresentativi dell’arte internazionale insieme ai fratelli Bueno, Squillantini, Alinari, Bandelli. Con Bianco, direttore artistico di ArteCapital e Telemarket, la Monetti rifiuta il sistema delle vendite televisive e, dopo la personale alla Galleria Arte Capital a Brescia, inizia un lungo e solitario percorso di esposizioni personali che la portano dal Museo della Bmw di Monaco di Baviera a Berlino ed inizia un fortunato tour di mostre personali nell’Europa settentrionale durato dieci anni con grande successo personale e artistico. Rientrata a lavorare in Italia come scultore per la “’900 arte italiana”, la “Eldek” e “Art Club2” di Roma. Le sue opere, ospitate in musei pubblici e privati, sono state accostate a quelle di importanti autori storicizzati, come Arturo Martini, Franco Gentilini e Antonio Ligabue.
Il catalogo della mostra di Lea Monetti ha avuto la presentazione di Vittorio Sgarbi. Eccone un estratto: «Nuovo Umanesimo, così etichetterei la scultura della Monetti, perentoriamente, sapendo bene di tutti i rischi che comportano le etichettature critiche, compreso quello, in questo caso, di confonderlo con movimenti filosofico-religiosi che con esso non avrebbero relazione diretta, o quantomeno necessaria. Nel caso della Monetti, poi, sarebbe più appropriato parlare di “Nuovo Feminesimo”, per via dell’assoluta centralità che all’interno di quell’Umanesimo recuperato assume, come oggetto e allo stesso tempo soggetto della riflessione artistica, l’essere donna, in quanto dimensione psicologica e spirituale non meno che corporale, altrettanto specifica e inconfondibile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
