Striscione per l’asilo chiuso «Tutti conoscevano l’epilogo»
La scuola del Pollino ancora al centro delle proteste dei genitori dei 13 piccoli alunni dell’istituto Sotto accusa dirigente e sindaco: l’accordo con gli archeologi ospiti della struttura siglato ad agosto
GROSSETO. «L’impegno del provveditore Giacomo D’Agostino è arrivato troppo tardi e la nostra scuola - la scuola di campagna del Pollino - ha definitivamente chiuso i battenti, vittima di una mannaia alzata a più mani, dalla dirigente Alessandra Marrata e dagli amministratori del Comune di Grosseto, quelle stesse persone che ci avevano rassicurato e che, in teoria, un presidio scolastico dovrebbero difenderlo con il coltello tra i denti. Invece no». A parlare così, con la voce strozzata dall’amarezza, è Laura Mascagni, una delle portavoce del gruppo di genitori che quest’anno avrebbe dovuto avere i figli iscritti e frequentanti al Pollino.
Ai genitori, durante l’estate, era giunta la comunicazione che i 13 bambini iscritti nella scuola che si trova poco fuori Grosseto - zona Base Baccarini - non avrebbero più frequentato quell’asilo ma sarebbero stati trasferiti nel plesso di via De Amicis, in Barbanella, a Grosseto.
Un fulmine a ciel sereno. Stesso destino che in passato avevano già seguito, per ragioni diverse, la scuola di San Martino e quella della Rugginosa.
Le ragioni di questo spostamento sono state spiegate proprio dalla dirigente.
Le motivazioni addotte sono più di una: il numero massimo di bambini che può essere ospitato dalla struttura è 12 (come da prescrizione Asl); inoltre il 40% dei bambini iscritti nella sezione del Pollino risiede in città (quattro nel quartiere di Barbanella e uno in Cittadella), mentre dei rimanenti solo due risiedono in zone di campagna comprese nello stradario della scuola; per poter aprire il plesso scolastico sarebbero stati inoltre necessari lavori di adeguamento. Infine nella dotazione organica dell’istituto mancava giusto un bidello per il Pollino.
I genitori hanno sempre contestato i tempi di questa decisione e alla fine hanno ottenuto almeno di poter mandare i propri figli altrove e non al piazzalone, ritenuto scomodo.
Cinque sono stati i cambi all’ultimo minuto, alcuni verso Marina, altri a Gorarella. Giovedì, appeso al cancello della ormai ex scuolina, c’era uno striscione contro la dirigente e il sindaco, a testimonianza della rabbia di chi si considera ingiustamente sfrattato.
Per la cronaca nella struttura del Pollino, tra un paio di settimane, arriveranno gli archeologi dell’Università di Siena che lavorano a Roselle.
«A fine agosto - concludono i genitori - il Comune si era già impegnato per questa soluzione. C’hanno preso in giro». Quello che resta ora è tanta amarezza: le decisioni, secondo i genitori, erano già state prese da tempo.
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