I patriarchi del bosco, narratori di storia
Peri, noci, castagni: gli alberi monumentali della montagna protagonisti di un convegno che si apre domani a Monticello
MONTICELLO AMIATA. Una tavola rotonda alla Casa Museo di Monticello Amiata, domani, per parlare del ruolo del volontariato per la salvaguardia e cura delle piante monumentali del monte Amiata.
L’iniziativa è stata voluta dal presidente della Casa museo Franco Cherubini. «Spesso passeggiando per le nostre campagne, nei nostri boschi e nei paesi – dice Cherubini – ci imbattiamo in qualche cosa che già conosciamo ma guardandola con occhi diversi scopriamo che può rappresentare qualche cosa di importante dal punto di vista storico, antropologico e paesaggistico, una ricchezza per il territorio».
Proprio grazie a questa curiosità è stato possibile, a Monticello, individuare piante di notevoli dimensioni da secoli presenti nei boschi e nelle campagne monticellesi. «Abbiamo fatto conoscere – spiega Cherubini – questi alberi a degli esperti. Così sono stati studiati e catalogati come piante monumentali».
E ci sono, o c’erano, veri monumenti della natura, che raccontano storie importanti, economiche, militari, gastronomiche. Cherubini conosce bene quegli alberi. «Che dire del “perone” che le insidie del tempo hanno recentemente abbattuto e del quale restano i figli e la documentazione fotografica». Quel pero, date le sue dimensioni serviva addirittura, agli albori dell’aviazione, come punto di riferimento per la navigazione aerea.
«E poi – prosegue Cherubini – il “castagnone dell’Ontanelli” che è lì da centinaia di anni ed è uno dei pochi sopravvissuti alla strage di castagni operata in zona nel dopoguerra per rifornire di legname la fabbrica di tannino a Castel del Piano. Infine il “campo dei Patriarchi” nella riserva naturale di Poggio all’Olmo, tre ettari di castagneto da frutto lungo il percorso di una delle vecchie strade della transumanza che hanno visto transitare sotto le loro fronde secoli di vita vissuta di pastori e contadini che si sono sfamati con i loro frutti, quando a Fonte al Canale antiche famiglie patriarcali cenavano svuotando un paiolo di “castroni”».
La tavola rotonda per approfondire l’importanza che queste piante ricoprono per il territorio, promossa dall’associazione, culturale Casa Museo di Monticello Amiata, vuole anche evidenziare il ruolo che spesso le associazioni di volontariato assolvono nell’osservare e promuovere le emergenze paesaggistiche valorizzandone le qualità.
«La nostra associazione che da anni si occupa di recupero e documentazione della storia locale – prosegue Cherubini – non poteva trascurare questi monumenti naturali, oggi testimoni del nostro passato. Alberi come il castagno, il noce, il pero, la quercia ci ricordano generazioni e generazioni di uomini e di donne che hanno raccolto i loro frutti, che vi hanno portato i loro animali al pascolo o si sono riposati alla loro ombra. Questa è storia, tradizione e cultura che come Casa Museo non potevamo trascurare. Quindi anche questo incontro sarà un nuovo tassello che contribuirà ad approfondire la conoscenza della nostra realtà locale».
La tavola rotonda inizia alle 9,30 e prevede interventi di Cherubini, della sindaca di Cinigiano Romina Sani, del delegato territoriale del Cesvot, del presidente GenomAmiata Lorenzo Fazzi, del funzionario regionale Paolo Stefanini, di Fiorenzo Caselli presidente consorzio forestale Amiata. Le conclusioni sono affidate a Luciana Rocchi, direttrice dell’Isgrec di Grosseto.
L’iniziativa è patrocinata da Cesvot e Comune di Cinigiano, con la collaborazione di GenomAmiata, del sistema museale Amiata, dell’Associazione per la valorizzazione della castagna del monte Amiata e di alcune aziende private.
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