Il presidio
Giglio, fondali da monitorare per 5 anni
La proposta dell’Università La Sapienza incaricata da Costa al termine dell’attività concordata con l’Osservatorio
GROSSETO. Sporadici superamenti del livello acustico, vibrazioni largamente al di sotto del livello tollerabile, vegetazione non toccata, fauna senza alterazioni, fondali marini con presenza di inquinanti che saranno comunque rimossi nell’ultima fase di bonifica.
Questo il quadro che il professor Giandomenico Ardizzone, docente di ecologia all’Università La Sapienza di Roma, ha elaborato per Titan/Micoperi e Costa Crociere a rendiconto dell’attività di monitoraggio che si è svolta dopo il naufragio della Concordia, fino all’anno scorso. L’esperto ne ha parlato, aiutandosi con slide (fotografie, cartografie e tabelle) al processo Schettino bis, quello in cui al comandante viene contestata l’alterazione del paesaggio e l’inosservanza delle disposizioni dell’armatore in caso di emergenza. Un quadro rassicurante per l’Isola del Giglio cui deve seguire, ha fatto però notare l’avvocato Patrizia Pinna (Avvocatura), la valutazione del ministero dell’Ambiente sul lavoro svolto e la presentazione del progetto per la fase finale, che non risulta ancora pervenuta a Roma.
Quella esposta in aula, di fronte al giudice Gian Marco Fausto De Vincenzi e ai pm Maria Navarro e Alessandro Leopizzi (Francesco Schettino non c’era), è stata l’attività di monitoraggio concordata con l’Osservatorio, su vari fronti, con l’installazione di numerose centraline e l’impiego di vari specialisti. Ardizzone ha premesso - e lo ha ribadito successivamente di fronte a una domanda del difensore del comandante, Donato Laino - che il naufragio era avvenuto in una zona non marcata come parco («ma non significa che ha valore minore»). Quali conseguenze ha avuto il permanere della Concordia alla Gabbianara? ha chiesto il legale di Costa, Laura Miani. Ardizzone ha dato le risposte: nessun eccessivo camminamento sul litorale; polveri Pm10 al di sotto dei limiti di legge, con ricadute più rilevanti solo nella zona cantiere, lontana dalle case; superamento limite rumori sporadico e soltanto nell’area cantiere; vibrazioni a Giglio Porto largamente sotto il livello tollerabile; nessuna minaccia alla comunità dei vegetali terrestri; nessuna alterazione del normale ciclo biologico di anfibi, rettili, uccelli e chirotteri (pipistrelli), anzi un tipo di rospo si è anche riprodotto.
E in mare? Qui il monitoraggio è andato avanti tra l’agosto e il luglio 2014, cioè quando la nave è stata portata via. L’impatto in sé contro lo scoglio non ha causato danni all’ambiente marino. Specie protette come la pinna nobilis sono spostate altrove (200 esemplari). Buona la qualità delle acque marine dopo la rotazione della nave.
Adesso è in corso la fase Wp9, quella dello smantellamento delle costruzioni sui fondali con la rimozione di attrezzature e sedimenti: gli 11 ancoraggi, i sacchi di cemento e altro. «Nel dicembre 2015 tutto era stato rimosso». L’università ha elaborato una carta dei sedimenti fini, che abbraccia 18.000 metri quadrati. Nel luglio scorso è stato effettuato un trapianto di posidonia, a titolo di esperimento. Il Wp9 terminerà a primavera 2017, ha annunciato Ardizzone.
Il passo successivo? «Il piano di recupero ambientale, che riguarda posidonia e fondali rocciosi; il piano di monitoraggio conseguente, che durerà per almeno 5 anni; il piano con misure e interventi di compensazione ambientale, cioè con la reintroduzione di posidonia e coralligeni. «Quando tutti i sedimenti saranno rimossi, si darà il via alla riossigenazione». Le acque interne alla nave sono state raccolte, filtrate e smistate in appositi impianti.
Il fondale alla Gabbianara adesso appare come spianato: servirà tempo, ma nessuno sa quantificarlo, per vederlo di nuovo ripopolato.
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