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Grosseto

atti inviati alla procura

«Costretta a firmare il verbale» Indagini dopo un’ispezione

GROSSETO. Avevano chiesto con un ricorso di urgenza che il Tribunale condannasse l’Inps ad accettare la denuncia di costituzione di lavoro domestico a tempo determinato, tra nonna e nipote. Il...

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GROSSETO. Avevano chiesto con un ricorso di urgenza che il Tribunale condannasse l’Inps ad accettare la denuncia di costituzione di lavoro domestico a tempo determinato, tra nonna e nipote. Il giudice non solo ha ritenuto inesistente l’urgenza ma ha anche inviato gli atti alla Procura per le affermazioni fatte nel corso dell’udienza, quando l’ispettore era stato accusato di aver costretto la nipote a firmare un verbale.

Ricorso respinto quello presentato da una donna di 90 e la nipote di 41. Il giudice del lavoro Marco Mezzaluna si era trovato di fronte la richiesta delle due donne che protestavano perché l’ente previdenziale non accoglieva la registrazione del contratto di lavoro come colf della seconda a casa della prima. L’Inps, da parte sua, spiegava che non vi era un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato in quanto le due donne sono legate da rapporti di parentela. In sostanza, vi potrebbe essere stata una simulazione. La conseguenza del mancato riconoscimento era, nota il giudice, la mancata erogazione dell’assegno di disoccupazione negli intervalli di tempo tra un rapporto e l’altro, a partire dal 2011 e fino al 2014. Nel gennaio scorso, gli ispettori dell’Inps erano andati a verificare la situazione, raccogliendo le dichiarazioni. Poiché la nipote aveva detto che assisteva la nonna anche d’inverno, anche nei periodi non coperti da contratto, percependo comunque l’indennità di disoccupazione insieme allo stipendio erogato dalla nonna, l’Inps aveva concluso che mancava il requisito del lavoro subordinato e che la rappresentazione dei rapporti fosse esclusivamente finalizzata alla percezione dell’indennità di disoccupazione. In aula però la nipote ha negato di aver rilasciato quelle dichiarazioni e ha anzi aggiunto di essere stata costretta a firmare quel verbale, mentre il compagno era stato fatto uscire fuori («ho sentito che la minacciava»). Di tutt’altra opinione, sempre di fronte al giudice, l’ispettore dell’Inps («noi diciamo alle parti che possono non firmare il verbale»). E anche l’altro ispettore presente, dell’Inail, aveva contestato le versioni della nipote e del suo compagno: nessuna minaccia dell’ispettore, nessuna protesta di lei.

Il giudice ritiene che non ci sia alcuna urgenza e che comunque «si tratta di profili esclusivamente economici che, ove fondata la domanda nel merito, potranno ottenere integrale ristoro». E nonna e nipote dovranno pagare le spese di lite all’Inps (2.295 euro). Ma sulle dichiarazioni rese in aula dovrà far luce la Procura. (p.s.)

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