Unioni civili, primo “sì” gay a Grosseto
Dopo una battaglia di due anni Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci da ieri sono una coppia anche per lo Stato
GROSSETO. È più di un anello al dito e di un certificato in carta pregiata. «Il nuovo istituto che nasce oggi è una conquista di civiltà», ha detto ieri il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna, visibilmente emozionato, fascia tricolore indosso. Davanti a lui due persone, due uomini, Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, si sono scambiati una promessa di impegno per la vita e lo Stato li riconosce come coppia. A tutti gli effetti.
Una giornata storica, quella di ieri a Grosseto, durante la cerimonia della prima unione civile gay. Tutto è partito da qui, due anni fa, e da questi due uomini, Chigiotti e Bucci, architetto grossetano il primo, giornalista milanese il secondo. Sposati a New York a fine 2012, Chigiotti e Bucci sono stati i primi, in Italia, a tentare di farsi riconoscere come coppia dallo Stato. Era il 2014 quando chiesero al Comune di Grosseto di registrare il loro matrimonio anche nella città natale di Chigiotti. Il Comune, allora guidato da Emilio Bonifazi, accettò di buon grado e fece di Grosseto la prima città in Italia ad aver trascritto un matrimonio tra persone dello stesso sesso nei propri registri, prima ancora che venisse promulgata la Cirinnà. Il Comune cambiò perfino il software del registro dell’Anagrafe per adattarlo alle esigenze dei suoi due cittadini. La vicenda fece scalpore in tutta Italia e la coppia divenne paladina della battaglia per il riconoscimento dei diritti civili delle persone omosessuali. La Procura però bloccò tutto.
Altri tempi. Oggi, due anni dopo, grazie alla legge Cirinnà le unioni civili sono possibili anche in Italia e senza distinzione di sesso, come prevede la Costituzione. E dopo la prima coppia gay sposata all’estero e registrata a Grosseto alcuni giorni fa negli uffici dell’Anagrafe – quella di Thomas Santini e Robert Mayer – ieri mattina, in sala consiliare poco dopo mezzogiorno, la prima cerimonia pubblica di unione civile per l’architetto e per il giornalista, elegantissimi ed emozionati, con lettura di diritti e doveri e scambio di fedi («le stesse di New York», sorride Chigiotti). A suggellare l’unione, due testimoni, amici e parenti e tanti giornalisti e fotografi. In sala, tra il pubblico, anche Bonifazi, venuto a salutare la coppia che proprio sotto la sua amministrazione iniziò il cammino per ottenere l’unione civile. Chigiotti e Bucci, che a febbraio festeggeranno i trent’anni insieme, adesso possono vedere riconosciuti i propri diritti di coppia anche nel loro Paese.
«È la conclusione di una lunga lotta e dimostra che le cose si possono fare – dice Chigiotti emozionato –. C’è la presa di coscienza di aver fatto qualcosa di importante anche per gli altri. Spero che tutto questo aiuti altre persone che soffrono per non avere la forza di realizzare la loro personalità. Purtroppo l’omofobia ha ancora un peso. Le unioni civili dimostrano la normalità della situazione». «Siamo contenti di aver fatto da apripista», dice Bucci, dei due il più emozionato mentre il sindaco formulava la domanda di rito: «Vuole unirsi civilmente con il qui presente Giuseppe Chigiotti?». «Sì, sono stato un po’ più nervoso in questi giorni perché è la fine di una battaglia. E ringrazio gli amici e i giornali che ci hanno dato spazio. L’Italia non può che guadagnarci con le unioni civili».
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