Il Tirreno

Grosseto

Presero a calci un cucciolo, in tre finiscono sotto processo

di Pierluigi Sposato
Presero a calci un cucciolo, in tre finiscono sotto processo

Erano stati individuati dalla squadra mobile grazie al video girato da un passante nel parco vicino alla Questura

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GROSSETO. Un mese ancora e poi si aprirà il processo. Il processo per le sevizie che sarebbero state inflitte a un cucciolo di cane: strattonato, preso a calci, sollevato violentemente in aria con il guinzaglio. Una scena ripresa da un testimone, che aveva girato un video su quanto stava avvenendo. Un video che era stato diffuso dalla nostra testata.

Vicino alla Questura. Tre gli imputati, per i quali la Procura della repubblica ha chiesto la citazione a giudizio. Due fidanzati e un amico. Sono Lucio Zemboli, 28 anni, Katia Tassiero, stessa età, Simone Airi, 35 anni, tutti residenti a Grosseto. E a Grosseto, e per di più nel parco a pochi passi dalla Questura di Grosseto, era avvenuto l’episodio contestato, commesso - secondo l’accusa - nei confronti di un cucciolo di circa tre mesi che, stando a quanto dichiarato all’epoca dai proprietari, era stato acquistato su internet. L’accusa è quella contemplata dall’articolo 544 ter del codice penale, che punisce coloro che per crudeltà o senza necessità sottopone un animale a sevizie o a comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche.

Il video. All’epoca era stato proprio il video a permettere alla polizia di stato di risalire ai presunti responsabili dei maltrattamenti. Era la fine del novembre 2014, una domenica. Nel parco accanto alla Questura, zona ex Diversivo, i fidanzati e l’amico erano andati a fare una passeggiata con il cucciolo, un incrocio tra un pitbull e un dogo argentino). Il loro comportamento era stato ripreso da un passante, che aveva girato un video quando i tre erano stati visti maltrattare ripetutamente il piccolo cane, preso anche a calci.

Video, portano a spasso il cane ala guinzaglio e lo maltrattano

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La testimonianza. Aveva raccontato il testimone: «All’inizio - racconta il testimone - le persone erano due, un ragazzo e una ragazza, che passeggiavano con il cagnoli- no al guinzaglio, un piccolo boxer che sembrava non volesse camminare. Il ragazzo era nervoso, l'animale stava spes- so disteso in terra. Lui ha ini- ziato a tirarlo, a strattonarlo e alzarlo dal suolo sempre te- nendolo appeso col guinza- glio. L’ha spinto coi piedi e l’ha preso a calci. Si è acceso una si garetta come niente fosse e ti- rato su le maniche, si è inner- vosito sempre di più. A quel punto la ragazza si è avvicinata e mi sii era acceso un barlume di speranza. Io ho capito che aveva chiesto di prendere lei il guinzaglio per far ragionare l’amico nervoso e ristabilire la situazione, ma invece ha cominciato a fare la stessa cosa: anche lei si è messa a strattonare il cane che si accucciava e piangeva sempre di più. Sentivo i guaiti».

Le indagini. L’uomo aveva sporto denuncia e la squadra mobile aveva iniziato le indagini, conclusesi nel giro di poco tempo. Acquisito il filmato, gli accertamenti si erano indirizzati verso i luoghi dove normalmente i grossetani portano a spasso i loro animali da compagnia, presupponendo che la bestiola fosse stata di nuovo portata a camminare: il mercoledì successivo, gli agenti avevano riconosciuto nel parco di via Giotto due delle persone filmate, anche in quel caso insieme al cucciolo; una terza persona, il fidanzato della ragazza, era stato individuato in un secondo momento.

La visita dal veterinario. Alle indagini aveva collaborato la Asl 9 con il servizio veterinario. Una volta preso in consegna il cane, questo era stato visitato nell’ambulatorio di via Cimabue: all’apparenza non erano evidenti ferite o danni fisici, mentre era palese un grado di indolenzimento degli arti. «Era anche molto impaurito e in condizioni psichiche provate», aveva spiegato la Asl. Era scattata una misura cautelare, era stato confermato il sequestro cautelativo adottato per le valutazioni clinico-comportamentali e il cucciolo era stato sottratto ai proprietari e portato al canile convenzionato con il Comune. Gli accertamenti del personale sanitario e veterinario avevano interessato anche l’attitudine dei proprietari alla conduzione del cucciolo, anche con lo scopo di valutare l’eventuale intenzione di esaltarne l’aggressività come anche di valutare l’opportunità di prescrivere ai proprietari un percorso formativo finalizzato alla corretta gestione dell’animale. Un percorso parallelo a quello penale che dopo aver attraversato la fase del fine indagini (gennaio 2015) è sfociato adesso con la citazione diretta per il processo che si terrà davanti al giudice Giovanni Puliatti. Secondo quanto riferito all’epoca dagli investigatori, che su questo caso avevano tenuto una conferenza stampa unitamente al Dipartimento della prevenzione dell’azienda sanitaria, i tre avrebbero giustificato il proprio comportamento con la necessità di dover insegnare al cane a camminare bene e a comportarsi bene e che quell’atteggiamento era stato consigliato da altri.

Parte civile. Al processo si potrà presentare la Lega per l’abolizione della caccia, individuata come parte offesa, per l’eventuale costituzione di parte civile.

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